My opinion about “The rapportone” (post lungo)

Scritto 9 anni fa

Per chi non si vuole leggere tutte le 154 pagine del rapportone finale di Buonitalia & Co., qui di seguito le mie personalissime impressioni.

Personalmente penso che il documento abbia spunti interessanti e da tenere in considerazione per chi, come noi, è particolarmente interessanto al mercato Statunitense. Non dimentichiamo che per quanto ci riguarda si aggira attualmente attorno al 35% del nostro micro-fatturato e, piu’ in generale secondo questa ricerca, quella Italiana è il secondo tipo di cucina preferito quotidianamente sulle tavole americane, dopo quella americana (v. anche pag. 34). Quindi, antenne sempre dritte in tal senso…
Subito però un’osservazione: e Internet dov’è?
Innazitutto perchè ad oggi, lunedì 18 agosto ore 19.09 all’indirizzo www.buonitaliaspa.it, risponde Tiscali poi comunque, dal rapportone salta fuori che Internet è interessante sì, ma solo come fonte di reperimento ricette e poco altro. Se uno dovesse stare quindi a tale rilevazione, dovrebbe intedere la Rete come poco “redditizia” in termini di business ecc… ebbene non sono d’accordo
Cioè, se l’obiettivo dell’indagine è il singolo privato che vuole conoscere e/o deve andare a comprare vicino a sé, IL prodotto di qualità e non ingannevole, allora si. Probabilmente sono ancora altre (non per molto) le fonti di reperimento di informazioni (food channel, riviste ad es.) ma se considero che per noi il 99% dei contatti d’oltreoceano sono stati generati+amministrati on line, allora penso che il fenomeno Internet sia da analizzare sotto un altro punto di vista. Magari considerandolo oggetto di una trattazione separata. Che sarebbe utile soprattutto per aziendine come la nostra, artigianal-famigliari, dove il “passaparola” generato-agevolato dalla rete è a dir poco salvifico 🙂

Allora, andiamo per gradi. 3 sono le cose che ritengo doverose d’osservazione (mi scuso fin d’ora per l’abuso delle parentesi):

1– definizione generica della persona-cliente che potrebbe essere interessata ai nostri prodotti.
2– piccola analisi della situazione dell’OFFERTA ovvero: dove trovo i prodotti, dov’è la migliore “esperienza d’acquisto” e che tipo di offerta ingannevole c’e’ in giro?
3– focus sugli olii ed aceti in generale

1 – I Foodies

Così sono definiti i nostri potenziali clienti (identificati secondo la metodologia dei “Focus Group” di cui si veda a pag. 25).
Schematicamente, di seguito, le caratteristiche peculiari di questa nuova specie animale 🙂

che è

femmina, dai 18 ai 34 anni, risiede in città; ha un reddito superiore a 75mila Dollari/anno; due caratteristiche comuni: capacità di riconoscere i cibi di qualità + “curiosità in cucina”.

Quanti sono?

30 milioni secondo un calcolo tra l’audience dei Food Channel, viaggiatori in Italia e chi ha parenti italiani (v. pag, 31)

1- Acquista cibo per sé stesso;la finalità del “regalo” è all’ultimo posto (v. pag. 28): il che è particolarmente soroprendente per noi che avevamo sempre creduto che il nostro prodotto venisse soprattutto regalato!!
Relativamente a tale feature, riporto questo passaggio che e’ interessantissimo e anche un po’ inquietante “Il Foodie tende a far consumare prodotti ingannevoli, in famiglia, ai bambini 😮 mentre riserva per sé e per il/la consorte prodotti di sapore più sofisticato come quelli italiani” (poveri figli!)
2- Non ama l’acquisto compulsivo (va in negozio con le idee già chiare)
3- Fidelizzazione rispetto al punto vendita, quindi “si fida a priori”.
4- Ha poco tempo, non si sofferma sull’etichetta e quindi si affida a “simboli” (bandiere, segni, parole ecc….)
5- In generale è più interessato alla parola “all natural” che “autentico” (passaggio che ritengo molto interessante, considerando che tutta la politica delle Dop e delle Igp, ad esempio, è basata sul fattore “originalità” – con i problemi che tra l’altro queste stesse denominazioni hanno – )
6- ritengono importanti le promozioni nei punti vendita e ritengono il ristorante come luogo prediletto dove provare/conoscere (“Restaurant is a theatre”)
7- “Italian is what has an Italian name” (non male questo a proposito di prodotti ingannevoli)
8- Il differenziale di prezzo tra NON ingannevoli e ingannevoli NON constituisce un problema
9- Non c’è dimestichezza con i concetti di Dop e Igp (andòm bèin!). Dop è considerato: “Date Of Purchase” (LOL!)

2- L’OFFERTA

Premessa: la ricerca ha preso in considerazione oltre alla “rete distributiva” (in senso amplissimo poiché troviamo anche Wal Mart) anche la situazione prodotti ingannevoli o meno; come? Verificando i “Facings” cioè i prodotti visibili a scaffale, identificando tra questi, i prodotti “Italian sounding” (secondo i criteri di pag. 70 e nelle città riportate a pag. 72) e dividendoli in “INGANNEVOLI” e “NON INGANNEVOLI” (complimenti per il lavoraccio!)

Questa seconda sezione è molto articolata e probabilmente dà un’idea di massima della situazione americana. I punti che mi interessano di più sono:

1- la situazione dei prodotti ingannevoli: Whole Foods ha la percentuale più alta, tra i prodotti “Italian Sounding” di prodotti NON ingannevoli. Seguono Trader Joe’s e Wild Oats. E qui è interessante verificare le varie percentuali sul “Facings totale” ecc…


2- dov’è la migliore esperienza d’acquisto (intesa anche come quell’insieme di caratteristiche che giustificano una visita al punto vendita a prescindere dalla necessità d’acquisto): al top abbiamo Central Market, Wegmans, Whole Foods/Wild Oats ecc…

E devo dire che queste due osservazioni, e i relativi risultati, confermano “oggettivamente” ciò che per me era solo una semplice sensazione. Quella, ad esempio, di considerare “a pelle”, Whole Foods come la catena (NON, quindi, il negozio o micro-catene locali che meritano un discorso a parte in quanto, in certi casi, i valori sono di eccellenza) più adatta a prodotti come il nostro. Troppo facile direbbe qualcuno … basta entrare e vedere che hanno una marcia in più. Beh effettivamente la selezione mi sembra ottima per i numeri che possono fare. Spero che nel mio prossimo giro di fine settembre ci sia la possibilità di visitare anche qualche punto vendita di Trader Joe’s e Wegmans.

3- situazione prezzi: cioè il differenziale tra NON ingannevoli e Ingannevoli. Ovviamente più è alto a favore dei NON Ingannevoli, meglio è. Ebbene, i prodotti che l’hanno più elevato sono gli affettati-prosciutti-salumeria in generale. Segue il Parmigiano Reggiano forme e poi gratugiato. Occhio perchè subito dopo abbiamo gli “Aceti Balsamici” e il Gorgonzola in forme. Ancora occhio perchè invece si rileva un segno meno per i biscotti (con tristezza per l’amico Michele) dove addirittura gli Ingannevoli costano di più dei NON Ingannevoli!!

3- LA CATEGORIA “OLII, ACETI, CONSERVE SOTT’OLIO E SOTT’ACETO”

Categoria troppo ampia per i nostri interessi così super-selettivi, si rileva solo che “Il consumo di aceti, e in particolare dell’Aceto Balsamico, è invece ancora estremamente limitato e le potenzialità di molteplici usi (non solo per condire l’insalata) di questo prodotto non appaiono ancora ben chiare all’occhio del consumatore americano”.

Qua e là sparse per il “Rapportone”, alcune chicche (negative) relative a punti vendita che hanno Aceti (Balsamici e non – quindi da prendere con le molle nel nostro caso) numeri bassissimi di NON Ingannevoli sul totale degli Italian Soundings: tipo Ralph’s di Los Angeles (con 42,5%) ad esempio oppure numeri bassissimi di Italian Soundings sui facings in generale: sempre a Los Angeles, Pavillon by Safeway ad esempio (il 18,3%).

Da pag. 148 infine, tutte le conclusioni del rapportone che, per chi fosse interessato, può richiedermelo poiché non mi sembra disponibile on-line.

Complimenti per essere arrivati fino a qui 🙂