Bio-sensibilità. Il caso NaturaSì

Scritto 9 anni fa

E’ inutile negarlo, il 2009 si è aperto proponendomi una marea di dilemmi (enogastro)esistenziali.

La Via-del-Bio (che così posta, suggerisce interessanti spunti spirituali) è senza dubbio frutto di uno di questi dilemmi.

Giusto per ragionare a voce alta, mi sono detto:

“Commercialmente, ripeto commercialmente, parlando investo almeno il 75% del mio tempo a spiegare la differenza tra:
– un Balsamico Industriale ed uno “Tradizionale
– il fatto del caramello, piuttosto che della densità
– le differenze tra i “nomi”: …di Modena, Balsamico, Condimenti
e via di questo passo.

Solo una minima parte viene impiegata per spiegare quali sono le nostre peculiarità, perchè i Balsamici NON sono tutti UGUALI.

E solitamente, la sensibilità a certi argomenti (quelli di cui sopra) è veramente bassa.

Mi sono allora detto: “non solo certificandomi bio posso rendere trasparente il fatto che per i nostri prodotti usiamo SOLO uva (e senza chimica) MA IN PIU’ ho la possibilita’ di relazionarmi con un mercato che dovrebbe essere super-sensibile a certe problematiche (per l’appunto, quelle di cui sopra).

Ebbene, ieri vado a fare la spesa ad uno dei NaturaSì di Reggio e vedo in offerta un “Aceto Balsamico di Modena” a 1,55 Euro la bottiglia da 250 ml.
Faccio presente che il prezzo pieno sarebbe stato 2,21 Euro quando, di fianco, c’erano i semplici aceti di vino, bianchi e rossi, a 2,22 Euro.

Non so voi, ma qualcosa non mi torna:

– economicamente: il fatto di essere “Balsamico” dovrebbe rappresentarmi un plus, non un disvalore tale per cui costa anche meno dell’aceto di vino!

– materialmente: ma non avevo detto che “l’ambiente Bio” dovrebbe essere più sensibile a certe cose? Non ci si pone il problema di cosa c’e’ dentro ad una bottiglia che costa così?

Aiutatemi voi.