Su #lambruschi3 e in generale sulla comunicazione del Lambrusco

Scritto 8 anni fa
(post fiume con abuso di diversi font per rendere la lettura un po’ eccitante)

Ancora bollicine

Della squisita ospitalità di Lucia e Giulio de Il Mosnel, presso la loro magione in curte franca, per la degustazione di #lambruschi3, ho già detto qui.

Ingressi importanti

Alcune foto di questa giornata le potete trovare sul mio flickr (grazie al prezioso Claudio per gli scatti!)

La tavolata 1

Le mie considerazioni:

1 – questa giornata potrebbe entrare a pieno titolo nella lista degli eventi epocali del nuovo risorgimento del lambrusco.

2 – la comunicazione su questo vino, è stata cambiata tramite e grazie alla rete e a chi la vive. A costo zero.

Peccato che le “istituzioni” che dovrebbero essere preposte a questo, siano da anni impegnate ad investire tanto in manifestazioni prettamente autoreferenziali.

Quest’ultima affermazione mi provocherà sicuramente qualche problema “relazionale” ma penso sia incontrovertibile il fatto che, almeno negli ultimi anni (ove cioè ho potuto riscontrare personalmente) gli eventi per promuovere il nostro vino del cuore, abbiano avuto la stessa agilità che ha un Hummer nel traffico cittadino.

= massima spesa con minima resa




Senza fare nomi mi riferisco a manifestazioni come “Il palio dei vini frizzanti”.
Una ricerca su google, dà fin da subito il polso della situazione sotto diversi, sottili, punti di vista.

Per essere meno criptico: parto dal presupposto che la misura della benriuscita si possa misurare in particolare con due fattori

CHI partecipa all’evento finale di premiazione
QUALITA’ e QUANTITA’ della rassegna stampa generata

Nel primo caso, parlando degli anni 2006 e 2008 ove ero presente, azzardo un pubblico che va dall’70 al 80% di provenienza locale (Re- Mo – Pr – Bo), ben divisi tra istituzioni (che ormai rifiutano il cibo, per quante cene devono fare da copione), rappresentanti di consorzi/associazioni e produttori. E questa è autoreferenzialità pura.

Nel secondo caso (rassegna stampa), non l’ho mai vista tutta assieme ma ho come l’impressione che con la carta impiegata non si sia rischiato il disboscamento dell’Amazzonia.

Mi si potrà dire di tutto,
ma la constatazione che:
per quello che è stato investito,
il rapporto tra costi/contatti
sia eccessivo e fuori da ogni regola di buon senso
penso faccia cadere ogni tipo di obiezione.


Ovviamente ogni opinione contraria sarà benvenuta qui e in altre sedi (evitando possibilmente quelle legale).

Questo è comunque un problema che si può estendere in generale agli organismi istituzionali preposti alla promozione dell’enogastronomia italiana.

Parlo dell’Ice, parlo dei Consorzi in generale ad esempio.

Elefanti enormi, stanchi fuori e vecchi dentro,
che per vivere consumano tonnellate di cibo, che cercano di

farsi spazio e raggiungere l’obiettivo, in una giungla in continua e rapidissima evoluzione che li ingloberà inesorabilmente.

Ma torniamo alle considerazioni su #lambruschi3 .

3 – tecnicamente parlando: non si possono più fare degustazioni con 30 persone e con così tanti campioni (11).
I vari #lambruschi dovranno tornare ad avere una dimensione più umana (max 15 persone?) e meno impegnativa (max 7-8 campioni?)
(da notare che di solito si fa di tutto per fare quantità, mentre queste sono scelte di qualità).

4- infine,  penso che anche per noi ci sia il grosso rischio, dietro l’angolo, di cadere nella autoreferenzialità tanto scomodata sopra.

Mi spiego: chi ha spontaneamente partecipato (DA TUTTA ITALIA – centro/nord), così i produttori invitati, noi stessi organizzatori, ci siamo ritrovati a condividere un modo quasi “unico” di interpretare il Lambrusco.

Subito questo entusiasma, ma c’è il rischio di cadere nell’errore di abituarsi, prenderci gusto, utilizzare queste preziose occasioni semplicemente per confermare ciò che già si pensa, perdendo quel sano spirito del “mettersi in gioco” confrontandosi con chi non la pensa come sè stessi.

E’ per questo che avrei intenzione di chiamare anche i produttori, gli enologi, i responsabili dei vari consorzi, di quei lambruschi non-emozionanti ma perfetti (imho) che hanno fatto tanto discutere rispetto a quei non-lambruschi che invece fanno sospirare.

Chiudo con questa bella foto che ritrae perfettamente lo spirito del gioco e (personalmente) il vero motivo che mi spinge ad organizzare #lambruschi: sorrisi sinceri, roba mica così frequente da incontrare.

Vorrei inaugurare una nuova stagione per #lambruschi (anche se ancora all’inizio), passando dal concetto di conferma, a quello di confronto.

Cosa ne pensate?