Fienile in Fermento

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"These crazy Italians were deliberately miscolouring various familiar foods in order to discombobulate their dinn... amzn.eu/beYlCun

Circa 7 mesi fa

degustazione

#adv1 – L’Aglianico del Vulture e la Basilicata, bellezza inaspettata

Scritto 8 anni fa

L’incredibile serie delle “Degustazioni numerate” continua, incessante, grazie alla forza della spontaneità e della passione di chi le anima, su e giù per l’Italia.

Questa è stata la volta del sud, la Basilicata, sud tanto profondo quanto bello, apparentemente lontano ma in realtà alla portata, di una bellezza che non ti aspetti.

Terra, colori e un grande cielo. Calma.

Privilegiati ospiti di Sara e della sua calorosa famiglia. Sotto le sapienti mani dell’organizzazione di Vittorio aka Tirebouchon.

La degustazione si è tenuta nella barricaia. Scavata e custodita nel grembo delle rocce di Melfi.

Vado alle note di degustazione precisando, mai inutilmente, che se dovessi dire “animale” non è brutto,  se dovessi dire “letame” non è male e anche se dovessi dire “non mi piace” non è un male.

Una cosa sono le sensazioni gusto-olfattive che mi sembra di percepire, altre  le emozioni di un sorso, altre ancora le opinioni personali.

E’ “semplicemente” vino. Niente di serio, infatti per lui, per il suo territorio e per le sue persone, facciamo migliaia di chilometri 🙂

0 – Bicchiere di Benvenuto

Le More, Az. Eubea, Rosato di Aglianico

Colore rosato con riflessi tra il mattone e il rosso vivace.

Naso: Leggera nota animale, poi frutta rossa e scura come ciliegia e mora, alcol. Note di cartone.

Bocca: Freschezza, acidità quindi poi il tannino prosegue fino alla chiusura con la bocca che “pasteggia” una nota amara assieme al retrogusto di ciliegia.

A bicchiere fermo e dopo un po’, evolve e si ingentilisce. Petali di rosa, uva sultanina appena schiacchiata.

2- Azienda Grifalco – Aglianico del Vulture 2007

Rubino cupo, riflessi rossastri.

A bicchiere fermo, crosta di pane, amarene, nota vegetale, spezie ed animale.

Faccio roteare e vengono sù una innumerevole quantità di sensazioni olfattive che mettono subito alla prova. Qualcosa che mi ricorda il lattico, formaggio stagionato (un bel blu magari), carne cruda, il suo sangue.

Annusandolo dopo un po’, vengono fuori terra umida e brume d’autunno.

In bocca colpisce subito la bella estensione su tutta la lingua. C’è un bel tannino che asciuga, forse ancora un po’ verde, ma non invasivo/sgradevole. Sembra che finisca prima dell’attesa che il naso ha predisposto. Tornano spezie, amarena, ciliegia.

Immaginato a tavola, semplicemente con carne, semplicemente perfetto.

2 – Cantine del Notaio, Sigillo 2006

Rubino carico, al centro del bicchiere è fitto ed impenetrabile.

Al naso, una nota dolce e calda, netto un fiore, la viola. Frutta sciroppata, prugne carnose e fragole.

Bell’ingresso anche se stranamente dolce poi il frutto finisce a metà lingua. Speziatura importante, pepe. Continuano invece sensazioni tattili, tannini che ti lasciano sgommate sensazioni piacevoli sulla lingua

3 – Cantina Laluce, Le Drude 2006

Violaceo-rubino carico, riflessi tendenti al granata.

Il naso più chiuso, immobile e timido mai sentito nella batteria, per questo mi predispone bene e mi incuriosisce. Qualche accenno di legno antico, molto fine.

Aspetto un po’, lascio adagiare il liquido sulle pareti del bicchiere, inclinandolo. Netta ciliegia che va verso la confettura, ma non stanca, si ripropone con sfumature sempre diverse. Un ottimo tabacco, una nota vegetale fresca.

La bocca è molto bella, completa: acidità e sapidità giocano e si mantengono in equilibrio con un frutto maturo di amarena, poi pepe.

4 – Azienda Vinicola Carbone – Stupor Mundi  2007

Il colore è viola carico con riflessi che lasciano intravedere, pare,  una certa maturazione.

Sento, al naso, sentori abbondanti di frutta (ciliegia) poi vegetale poi la viola. Spezie. Ancora, frutta, che sembra fatta maturare un po’ di piu’. Naso ampio.

Anche in bocca torna una bella nota vegetale che ricorda delle foglie e delle piante, è potente e teso, tannino che asciuga e che lo sorregge anche oltre metà lingua.

5 – Musto Carmelitano – Piano del Moro 2008

viola carico, riflessi “freschi e nitidi”

Il naso dà l’impressione di essere complesso, sento prugna disidratata netta, spezie.

In bocca l’ingresso morbido, chiude amaro e asciutto. bella acidità abbondante, sapido.

6 – Eubea – Roinos – 2006

Legno e frutto potente. note cotte di mela ma soprattutto banana, china.

In bocca è appariscente ma non mi emoziona, entra pesante, si sente a mezza lingua, asciuga un po’, chiusura amarotica, legno + frutta ancora.

Risentendo si nota la lunghezza, solitaria, del tannino.

7 –Eleano – Aglianico del vulture 2004

Un viola meno carico rispetto agli altri, noto una patina strana sulla superficie del liquido.

Il naso mi intriga, legno, tamarindo, frutta rossa, spezie … roteano sensazioni olfattive e non si ferma.

Ingresso sostanzioso, tannino sontuoso, mi piace tanto come si comporta sulla lingua, si dà e lascia sensazioni tra il minerale e il fruttato “maturo” (ha sicuramente qualche anno).

8 – Macarico – Aglianico del Vulture 2006

viola carico intenso

naso abbondante, ampio, sentori caldi e dolci, legno!! (sembra un po’ standard)

costruito molto bene, bocca ricco, ma poi vuoto, dopo aver deglutito c’e’ un ritrono di fiamma di tamarindo, china, cmq la bocca rimane pulita.

saltano fuori i legni

CONSIDERAZIONI:

Una degustazione che mi ha sorpreso. Dopo un’occhiata al territorio, che in certe parti ti dà la sensazione di essere su un altro pianeta, tra il vulcanico e il lunare, mi sarei aspettato una mineralità più “asciutta”, quasi come se ci si mettesse lì a leccare un pezzo di lava (raffreddata, mi raccomando).

Sicuramente il concetto di mineralità, mai come negli ultimi anni di moda e stiracchiato a destra e a manca come una coperta (comunque) troppo corta, è una cosa delicata. Quello che ho nella mia limitatezza d’esperienza, lo ricollego al Timorasso di Walter Massa per intenderci, o a certi vini Sloveni, o Chenin Blanc che a ben vedere giovano di un territorio completamente diverso.

Le note che più mi hanno segnato sono state note calde, che si ricollegano più alla parte eterea (sole, aria): come la frutta (amarena, ciliegia, prugna) che gioca con fiori e spezie ad ingresso lingua assieme alla componente vegetale dalle mille sfumature.

Non vorrei essere una voce fuori dal coro ma ciò che predonima sull’Aglianico del Vulture secondo me non è la terra, ma il sole. E comunque predomina, non domina.

Si sente bene come la vigna sia in tensione tra un terreno incredibile e un cielo assolato e ventoso.

Quando lo si assaggia, poi è la seconda parte della lingua che ti dà più note che vanno dalla pianta verso giù, quindi tannino, sapidità etc..

Il tannino è mediamente “imponente”. Altra cosa che mi ha sorpreso. E trovare la finezza lì, fa di un vino, un grande vino.

Esemplificando molto ho fatto ‘sto disegnino che rappresenta ciò che mi ricordo chiudendo gli occhi.

Mi pareva di sentire come due ondate, una prima e poi una seconda.

Poche volte, c’è stata una percezione unitaria ed armoniosa, un po’ come tratteggiare una riga tra i due picchi rossi disegnati qui sopra … e in quel caso ero di fronte ad un vino che aveva raggiunto un equilibrio tra le sue parti.

La mano del produttore infine, a volte si sente nettamente. La barrique è tanto affascinante quanto pericolosa.

A degustazione finita il programma di quei giorni era solo all’inizio.

Peccato aver lasciato tutti per un ritorno anzitempo. Matera era da vedere a tutti i costi.

Testimoni mi hanno riportato, per l’ennesima volta che si parla di quel luogo, opinioni entusiaste.

Mi è giunto un sacchetto con il Pane di Matera Igp che mi sono sbafato i giorni seguenti.

Leggo sul sacchetto, vado a vedere il disciplinare, e vedo che è rigoroso anche e soprattutto su certi aspetti delicati come il lievito, le cotture etc.. complimenti, finalmente una IGP che sembra fatta senza compromessi.

Concludo ringraziando di cuore Sara, Vittorio e tutti gli amici dell’allegro gruppo-vacanze-degustazione per la compagnia.

E da oggi, più Aglianico del Vulture nelle nostre cantine!!!

ps: avvertenza agli amministratori lucani: sappiate che la signorina Sara Carbone con questa cosa ha fatto turismo a tutti gli effetti. E non lo dico perche’ l’ha detto anche Morichetti! 🙂

Prosciutto, melone e Tai Rosso – il contest

Scritto 8 anni fa

Anch’io faccio parte di quella categoria di persone che se vede un tasting-panel o qualcosa del genere, ci si butta dentro “a prescindere”.

In questo caso non potevo esimermi dal partecipare al contest sulla “personale interpretazione” del prosciutto e melone abbinato al Tai Rosso che, nel mio specifico caso, era di Piovene Porto Godi.

Premesse:

1- (colgo l’occasione per dire che) Novellara è terra di e meloni e citrullus lanatus (angurie) tanto che è stata avviata una domanda per ottenere l’IGP. Qui l’intervista ad un amico produttore che rifornisce con le sue citrulles anche La Francescana. Da notare anche la manifestazione Miss Anguria … priceless.

2- è un periodo un po’ concitato avendo un impegno molto importante sabato 🙂 per cui non volendo fare brutta figura per aver preso l’impegno del contest, ho impiegato pochi minuti per strolgare (verbo reggiano) fuori qualcosa. Che poi, rivedendo le foto, so già che la figuraccia la faccio comunque anche perchè ho avuto modo di vedere i contributi, chennesò, di Senza Panna, ElisaKitty’s, Laura che sono fenomenali.

Vado comunque fiero del mio operato e vado lesto lesto ad esplicitarlo:

Apro la bottiglia giuntami, noto che è un 2009.

La apro probabilmente un po’ caldina. La lascio, aperta con tappo ri-messo, in cantina alla ricerca di una temperatura piu’ decente.

Assaggio il liquido odoroso (cit.) dal colore violaceo vibrante tra riflessi rosati e ambrati.

Subito il naso è stretto e dritto. Si sentono chicchi d’uva polposa schiacciati e petali di viola, questi due sentori sono supportati da una abbondante nube alcolica scaturita dal centro del bicchiere (aiutata dai 2-3 gradi di troppo). L’acol è importante. Tra gli altri sentori, spezie, qualche nota più “animale”.

In bocca la prima sensazione è tattile, sulla punta della lingua metallico, minerale, quasi effervescente.

Sulla lingua si adagia dando abbondanti sensazioni calde, l’alcol in primis sul frutto che poi ritorna in finale di bocca, tamarindo, spezie (pepe nero), quasi peperoncino.

Il giorno dopo (amo sempre fare una comparazione a boccia aperta) l’impeto dell’alcol si è fermato e comunque è evoluto verso il distillato, il naso più ampio anni luce, ci sono petali di rosa appassiti, ancora viola.

In bocca il frutto polposo viene fuorie sorprende una buona sapidità.

Per tirare le fila, ritengo che per una struttura del genere, questo Tai Rosso vada bevuto tranquillamente tra qualche anno. L’ho approcciato come se fosse un vino facile, invece ha una sua personalità ben definita ma che vedo ancora non composta data la sua gioventù.

Riguardo a questa lettura del vino mi piacerebbe confrontarmi con i produttori e con chi l’ha già assaggiato.

Relativamente all’abbinamento Prosciutto-Melone: mi sono sorpeso di non avere nel bicchiere un “vinello”. Ho pensato che stressare il prosciutto con una cosa che non si dovrebbe mai fare, e cioè una cottura, poteva comunque starci.

Mettendo assieme esigenze di velocità e praticità ecco cosa ci è salatato fuori:

SORBETTO PROFUMATO DI MELONE  AL PROSCIUTTO CROCCANTE

– spolpo il melone dell’azienda agricola Bartoli (andate allo spaccio!!) e lo schiaffo nel frullatore. una passata abbastanza grossolana altrimenti va a finire in niente e lo metto in fresco dentro una coppetta con una fogliolina di menta della botte dell’Acetaia (chi è passato, sa 🙂

– scaldo una padella antiaderente: quando è calda faccio diventare croccante qualche fettozza tagliata irregolare a coltello (dal sederino) di un Parma Sant’Ilario (non ditelo al sig. Montali).

– quando è ora di servirlo, prendo una coppetta dal servizio della nonna, metto in fondo un po’ di Balsamela (scusate lo spot), verso pian piano il sorbetto fresco di melone e incastro le fette di prosciutto croccante.

Risultato gradevole e, visto il tempo di realizzazione di  5′ 45″ (escluso raffreddamento), direi degno di nota.

Ora è tempo della foto fatta con il cellulare. Mi scuso perchè è veramente orrenda (con messa a fuoco sul pecorino sardo nel retro)

Grazie a Davide di StudioCru per avermi fatto assaggiare questo vino di cui non avevo mai sentito prima 🙂

#barbera1 – le “degustazioni-numerate” (e carbonare) continuano

Scritto 9 anni fa

Appena appreso dagli amici Enofaber e Vittorio dell’inizio della saga delle “degustazioni-numerate” nel mondo della Barbera, mi sono promesso che non potevo mancarla per nulla al mondo.

E così è stato.

Ci sono diversi modi di prendere in esame questo piccolo fenomeno delle degustazioni carbonare, ma ne parlerò tra qualche post con riferimento a #lambruschi4. Quello che mi attira tanto è l’opportunità di assaggiare una decina di campioni alla cieca, cosa che rende il tutto molto ma molto formativo sul vitigno e sul risultato di vinificazione del vitigno stesso. Sono occasioni (per gli eno-strippati s’intende) che sono veramente priceless.

Se poi questo accade in un luogo affascinante e di ospitalità infinita come Cascina Gilli, con l’allegra compagnia di amici da ogni dove, allora l’evento diventa veramente imperdibile.

Un grazie veramente di cuore a Vittorio aka Tirebouchon (chi ancora non lo seguisse, lo faccia subito!!)  che, come solo lui sa fare, ha traghettato la degustazione animando commenti, pensieri e impressioni sui campioni man mano assaggiati, cosa che costituisce il vero valore di questi incontri.

Le mie rapide note di degustazione da fogli sparsi:

o- Fuori concorso: BeerBera di Valter di LoverBeer.

Colpisce subito il colore, cangiante vibrante nel bicchiere a seconda dell’ingresso della luce. Al naso ha subito succosa frutta rossa, poi un po’ animale tra cui pelle di salame. Finale caldo con un retrogusto un po’ cioccolatoso. Provarlo in un aperitivo con salumi, non sarebbe proprio male 🙂

1- Cascina I carpini Sette Zolle 2007 – Colli Tortonesi DOC BARBERA

premessa: il fatto di essere il primo è questione assai delicata, penso di non esagerare dicendo che in altre occasioni andrebbe messo un altro, uguale, campione in mezzo alla batteria per “mediare” il problema.

Rubino con riflessi violacei, archetti copiosi.

Naso vinoso all’apparenza chiuso, piccola nota “selvaggia” (animale). Un po’ di vernice, china, vivo e pungente.

In bocca sembra percepire legno di castagno e poi frutta, occupa buona parte della lingua senza scomparire subito e chiude con una nota che ricorda la viola.

La struttura e il comportamento in bocca mi è piaciuto di più che al naso.

2- Taliano Michele Barbera d’Alba Doc Laboriosa 2008

Rubino carico, leggermente velato.

A bicchiere fermo note tostate, chiodo di garofano e amarena. “Pelle di pesce”, senzazione “fresca” che poi si evolve verso la buccia dell’anguria/cocurbitacee.

In bocca un po’ monocorde anche se esprime belle note di frutta sotto spirito e vegetale. Abbastanza caldo con una acidità presente dal retrogusto vinoso.

Mi dà l’impressione di essere, forse, ancora un po’ giovane.

3- Cantina Maranzana Barbera d’Asti Doc La Solia 2008

Rubino carico con riflessi violacei.

Naso propone in rapida successione: cioccolata, viola, frutta rossa

Mi piace l’energia e la tensione che porta in bocca anche se rimane un po’ ingessato, dà l’impressione di essere un po’ costruito andando a scapito dell’emozione.


4 – La Casaccia Barbera d’Asti Doc Vigna Sant’Anna 2007

Rubino abbastanza carico con riflessi violacei.

Il naso è ampio ma un po’ restio. In bocca amarena. E’ ben fatto e con una buona strutta che invita a “masticarlo” un po’

5- Antica Masseria Venditti Barbera Barbetta 2007 – Sannio DOC

Il naso fa sobbalzare, note “forti” e fuori dalle righe: cuoio, letame, un po’ di amarena. Annuso e ri-annuso e salta fuori quello che ho identificato come “vagone di FS” 🙂

La bocca è super-caratterizzata ma questa personalità sconta una certa scompostezza in bocca che col tempo si attenua. Buona lunghezza, note piu’ dolci in bocca rispetto al naso selvaggio

Sembra un vino naturale, molto border-line che non vuole piacere a tutti.

6- Marchesi Adorno Barbera Oltrepò Pavese Doc 2007

Rubino carico, l’unghia meno intensa.

Al naso note di cartone bagnato, stanza umida, forse una punta di solforosa, una bella nota di chiodo di garofano.

In bocca ha una frutta caldo che gira al cotto, è abbondante ma un po’ piatto. Il finale è molto caldo con una punta amara e dal retrogusto di amarena sotto spirito.

7- Cascina Tavjin Barbera d’Asti Doc 2007

Colore rubino non molto carico ma vivo.

Subito in bocca sembra avere un piccolo residuo zuccherino, ha una bella nota animale che piano piano scopre ricordi di frutta, “coste” d’insalata.

La bocca è bella con una buona tensione su tutta la lingua, liquerizia, amarena.

Mi è piaciuto molto nella sua semplicità.

8 – Cinti Barbera 2007 – Colli Bolognesi DOC

Al naso pipì di gatto, ortica, menta, erbaceo poi la curiosità di note che ricordano spudoratamente il caffè alla valdostana, anzi, il mitico Parampampoli.

E’ l’ultimo, sono stanco di appuntare e me lo godo un po’, mi godo la sua caratterizzazione che lo rende “anomalo” rispetto a quelli finora assaggiati (anche qui sembra esserci una punta di residuo zuccherino).

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A parte gli outsider (il campano e il bolognese) la matrice dell’uva e del territorio è saltata fuori bene. Non conoscendo le aziende non posso anche dire che sia stato proprio il terroir di ciascuno a marcare le differenze. Nel bicchiere invece, la matrice in questione (note di amarena, viola, erbaceo) si evolvono probabilmente in base alla mano e alla filosofia di cantina e qui vengono fuori cose interessanti.

La semplicità di approccio e di beva è senza dubbio la caratteristica che porto con me dopo questa degustazione, confortato dalle parole della produttrice il cui vino ho apprezzato molto (cascina Tavjin). Semplicità che, ce lo siamo già detto mille volte, è un pregio e non un difetto nell’accezione così utilizzata e che può ben essere apprezzata nonostante certi bicchieri abbiano comunque rivelato strutture tese e vigorose, che non ti aspetti da un vino “da tutti i giorni”.

Altre impressioni sulla giornata:

– Massimo

– Jacopo

VinixLive! 5 – sabato 22 maggio in acetaia il winefestival piu’ piccolo del mondo

Scritto 9 anni fa

Sabato 22 maggio è una data da segnarsi per bene e, possibilmente, da non prendersi impegni.

Per via del Wordcamp di Milano mi direte voi. Non solo.

Non sarà per via della finale scempions lig ver? Non solo.

Allora sarà sicuramente per la “Notte del Salame” di Campagnola Emilia. Non solo,

Ma vuoi che sia per “A testa in Giù” a Reggio Emilia? Si, ma questo è la mattina…

Per chi non è smanettone, per chi non è football addicted, per chi non è amante del salame, sabato 22 maggio, dalle 15 all 19 si svolgerà il 5° VinixLive! della storia.

(copio-incollo sotto dalle news del sito dell’Acetaia)

Che cos’è un VinixLive! lo potete vedere qui.

In buona sostanza si tratta di una giornata (pomeriggio) in cui tanti piccoli produttori di vino (nel nostro caso 11) e qualcuno di cibo (5) si riuniscono in un ameno luogo (l’Acetaia San Giacomo) e si rendono disponibil a far assaggiare i loro vini, presentandosi di persona, interagendo con gli ospiti, scambiando due chiacchere in un ambiente informale.

E’ possibile inoltre acquistare i vini che i vignaioli porteranno a “prezzo sorgente”, come se andaste a comprarli in cantina insomma.

Se a questo si aggiunge che durante tutto il pomeriggio è attivo il Baratto Wine Day (vieni e baratti le tue bottiglie di vino con altre che ti interessano presenti sul “tavolo del baratto”), che c’e’ un seminario su “I vini biodinamici” tenuto da Leonello Anello, che c’è una cena agreste e la possibilità, il giorno dopo, di andare a fare un brunch a Il Rigoletto, allora direi che possiamo dire a pieno titolo che è un week end imperdibile! 🙂

Il programma completo è qui.

Qui sotto la sintesi:

Dove:
ACETAIA SAN GIACOMO
Strada Pennella,1 – Novellara (RE) –
T. & F. +39.(0)522.651197
http://www.acetaiasangiacomo.com
Per info: lagrandeabbuffatablog@gmail.com

Quando:
Sabato 22 Maggio 2010 e Domenica 23 maggio 2010

Cosa:

Sabato:
Vinix Live! Classic dalle 14,30 alle 19.00 + BWD (Baratto Wine Day II ed.)
Dalle 19 alle 20 circa: Seminario di Leonello anello su “I Vini Biodinamici – L’infallibile perfezione della fermentazione spontanea”
Dalle 20 cena emiliana (solo su prenotazione)
Dopocena Relax con angolo sigari, distillati e cioccolata + incontro con il Mistero

Domenica:
visita alla produzione di Parmigiano Reggiano (solo su prenotazione)
brunch al ristorante Il RIgoletto (solo su prenotazione

Ovviamente si è liberi di partecipare a tutto così come solo ad una parte di programma. Venire ad assaggiare due o tre vini buoni e andare a casa per la partita, odiare la partita e stare a mangiare fuori parlando con persone che, di sicuro, di calcio non ne vogliono parlare. Venire solo per il brunch della domenica mattina che, a spanne, non dovrebbe proprio essere male 🙂

Prenotazioni importantissime qui o lagrandeabbuffatablog@gmail.com

Grazie!

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