Fienile in Fermento

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"These crazy Italians were deliberately miscolouring various familiar foods in order to discombobulate their dinn... amzn.eu/beYlCun

Circa 2 mesi fa

vino

#colfondo2 in Acetaia – sabato 26 febbraio

Scritto 7 anni fa

Anche gli amici di Porthos ne parlarono, in tempi non sospetti, come un vino che, anche “dimenticato” (in cantina) può sorprendere a scapito delle eno-dicerie (“il prosecco si deve bere nell’annata!“).

Sabato 26 febbraio, un consesso di produttori, degustatori, operatori, giornalisti, capi di stato in fuga etc… si riunirà a casa nostra, per l’operazione segreta #colfondo2 .

Un numero chiuso voluto per gestire meglio la cosa, 6 campioni di “prosecco col fondo” in assaggio, zone Conegliano, Piave ed Asolo, prima alla cieca e poi scoperti con spiega dei produttori.

Discussioni e confronti.

Finisce tutto con tortellata e risottata imperiale.

Grazie mille al Vate Stefano Caffarri (il suo blog, è da seguire! cavoli!) e al colfondista Luca Ferrero di Bele Casel, per aver scelto come zona franca per questo eventone la nostra Acetaia.

Più rifermentazioni in bottiglia per tutti!

L’invenzione della Gioia – Piccolo reportage da dietro le quinte

Scritto 7 anni fa

Ore 14,45: circa 6 ore prima della presentazione.

Fettozza tostata di pane di Walter D’Ambrosio, scaglietta di Parmigiano Reggiano Montagnana Bio 34 mesi, goccia di Miele di sulla, fettina di Mela buona di Pomarius e scagliette di Cioccolata Passion Cocoa.

I vegetali, dal gusto dimenticato, di Pomarius incontrano il Miele di Andrea Paternoster.

Tarassaco di campo sbollentato e saltato con miele così come i pomodorini confittati.

Sandro inizia e tiene banco.

Non l’abbiamo mai visto così … “in banana” 🙂

La stanza era veramente gremita e noi dalle cucine non potevamo goderci la variegata presentazione perchè preoccupati di preparare cibarie a sufficienza.

VeganCocktail: verdure di Pomarius molto buone con vinaigrette (con emulsione “à la main” 🙂 di Balsamico San Giacomo e lo strepitoso olio di Leonardo Seghetti. Prima di uscire, finito con gocce di Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia bollino Aragosta (alla faccia eh!)

Andrea Paternoster, apicoltore nomade, impegnato ad “impiattare” il tarassaco.

Un evento sentito, atteso e di altissimo profilo. Chi è intervenuto rappresentava, al meglio, alcuni tra i più importanti settori della cultura.

Noi nel nostro piccolo abbiamo lavorato un pomeriggio intero in cambusa per poter esprimerci attraverso i nostri prodotti. Felicissimo di aver conosciuto i ragazzi dello staff di Porthos e Andrea di Pomarius, che …  “avercene botteghe di frutta e verdura così!”

Sandro, intervistato da Gianluca Nicoletti di Radio24 la mattina stessa (qui il podcast), ha sicuramente posto un Grand Canyon tra gli “altri” libri sul vino e il suo, IL libro sul vino per eccellenza.

Il fatto di essere citato e ringraziato nel libro, è un motivo di grande orgoglio.

L’invenzione della Gioia – il libro di Sandro Sangiorgi – Presentazione

Scritto 8 anni fa

ROMA –  7 febbraio 2011

(Questo libro) Si è fatto attendere come un bimbo.

Ora, la data è fissata, le valigie non ancora pronte ma già scalpito per vederlo e leggerlo tutto d’un fiato.

Onorato per essere tra i produttori di “altro” rispetto al “liquido odoroso” che alieteranno le papille gustative di chi vorrà partecipare.

Qui, sul sito di Porthos, altre informazioni.

Non so se sarà il “Libro definitivo” sul vino. E non è che mi interessi tanto dargli una definizione; spero però che sia diverso da Le via del Vino di Nossiter, che ho finito di leggere giusto ieri, e non mi è piaciuto del tutto. Ne condivido la sostanza, la narrazione meno. Questione di gusti, ovvio!

Ecco altri dettagli:

Ci vediamo a Roma!

#adv1 – L’Aglianico del Vulture e la Basilicata, bellezza inaspettata

Scritto 8 anni fa

L’incredibile serie delle “Degustazioni numerate” continua, incessante, grazie alla forza della spontaneità e della passione di chi le anima, su e giù per l’Italia.

Questa è stata la volta del sud, la Basilicata, sud tanto profondo quanto bello, apparentemente lontano ma in realtà alla portata, di una bellezza che non ti aspetti.

Terra, colori e un grande cielo. Calma.

Privilegiati ospiti di Sara e della sua calorosa famiglia. Sotto le sapienti mani dell’organizzazione di Vittorio aka Tirebouchon.

La degustazione si è tenuta nella barricaia. Scavata e custodita nel grembo delle rocce di Melfi.

Vado alle note di degustazione precisando, mai inutilmente, che se dovessi dire “animale” non è brutto,  se dovessi dire “letame” non è male e anche se dovessi dire “non mi piace” non è un male.

Una cosa sono le sensazioni gusto-olfattive che mi sembra di percepire, altre  le emozioni di un sorso, altre ancora le opinioni personali.

E’ “semplicemente” vino. Niente di serio, infatti per lui, per il suo territorio e per le sue persone, facciamo migliaia di chilometri 🙂

0 – Bicchiere di Benvenuto

Le More, Az. Eubea, Rosato di Aglianico

Colore rosato con riflessi tra il mattone e il rosso vivace.

Naso: Leggera nota animale, poi frutta rossa e scura come ciliegia e mora, alcol. Note di cartone.

Bocca: Freschezza, acidità quindi poi il tannino prosegue fino alla chiusura con la bocca che “pasteggia” una nota amara assieme al retrogusto di ciliegia.

A bicchiere fermo e dopo un po’, evolve e si ingentilisce. Petali di rosa, uva sultanina appena schiacchiata.

2- Azienda Grifalco – Aglianico del Vulture 2007

Rubino cupo, riflessi rossastri.

A bicchiere fermo, crosta di pane, amarene, nota vegetale, spezie ed animale.

Faccio roteare e vengono sù una innumerevole quantità di sensazioni olfattive che mettono subito alla prova. Qualcosa che mi ricorda il lattico, formaggio stagionato (un bel blu magari), carne cruda, il suo sangue.

Annusandolo dopo un po’, vengono fuori terra umida e brume d’autunno.

In bocca colpisce subito la bella estensione su tutta la lingua. C’è un bel tannino che asciuga, forse ancora un po’ verde, ma non invasivo/sgradevole. Sembra che finisca prima dell’attesa che il naso ha predisposto. Tornano spezie, amarena, ciliegia.

Immaginato a tavola, semplicemente con carne, semplicemente perfetto.

2 – Cantine del Notaio, Sigillo 2006

Rubino carico, al centro del bicchiere è fitto ed impenetrabile.

Al naso, una nota dolce e calda, netto un fiore, la viola. Frutta sciroppata, prugne carnose e fragole.

Bell’ingresso anche se stranamente dolce poi il frutto finisce a metà lingua. Speziatura importante, pepe. Continuano invece sensazioni tattili, tannini che ti lasciano sgommate sensazioni piacevoli sulla lingua

3 – Cantina Laluce, Le Drude 2006

Violaceo-rubino carico, riflessi tendenti al granata.

Il naso più chiuso, immobile e timido mai sentito nella batteria, per questo mi predispone bene e mi incuriosisce. Qualche accenno di legno antico, molto fine.

Aspetto un po’, lascio adagiare il liquido sulle pareti del bicchiere, inclinandolo. Netta ciliegia che va verso la confettura, ma non stanca, si ripropone con sfumature sempre diverse. Un ottimo tabacco, una nota vegetale fresca.

La bocca è molto bella, completa: acidità e sapidità giocano e si mantengono in equilibrio con un frutto maturo di amarena, poi pepe.

4 – Azienda Vinicola Carbone – Stupor Mundi  2007

Il colore è viola carico con riflessi che lasciano intravedere, pare,  una certa maturazione.

Sento, al naso, sentori abbondanti di frutta (ciliegia) poi vegetale poi la viola. Spezie. Ancora, frutta, che sembra fatta maturare un po’ di piu’. Naso ampio.

Anche in bocca torna una bella nota vegetale che ricorda delle foglie e delle piante, è potente e teso, tannino che asciuga e che lo sorregge anche oltre metà lingua.

5 – Musto Carmelitano – Piano del Moro 2008

viola carico, riflessi “freschi e nitidi”

Il naso dà l’impressione di essere complesso, sento prugna disidratata netta, spezie.

In bocca l’ingresso morbido, chiude amaro e asciutto. bella acidità abbondante, sapido.

6 – Eubea – Roinos – 2006

Legno e frutto potente. note cotte di mela ma soprattutto banana, china.

In bocca è appariscente ma non mi emoziona, entra pesante, si sente a mezza lingua, asciuga un po’, chiusura amarotica, legno + frutta ancora.

Risentendo si nota la lunghezza, solitaria, del tannino.

7 –Eleano – Aglianico del vulture 2004

Un viola meno carico rispetto agli altri, noto una patina strana sulla superficie del liquido.

Il naso mi intriga, legno, tamarindo, frutta rossa, spezie … roteano sensazioni olfattive e non si ferma.

Ingresso sostanzioso, tannino sontuoso, mi piace tanto come si comporta sulla lingua, si dà e lascia sensazioni tra il minerale e il fruttato “maturo” (ha sicuramente qualche anno).

8 – Macarico – Aglianico del Vulture 2006

viola carico intenso

naso abbondante, ampio, sentori caldi e dolci, legno!! (sembra un po’ standard)

costruito molto bene, bocca ricco, ma poi vuoto, dopo aver deglutito c’e’ un ritrono di fiamma di tamarindo, china, cmq la bocca rimane pulita.

saltano fuori i legni

CONSIDERAZIONI:

Una degustazione che mi ha sorpreso. Dopo un’occhiata al territorio, che in certe parti ti dà la sensazione di essere su un altro pianeta, tra il vulcanico e il lunare, mi sarei aspettato una mineralità più “asciutta”, quasi come se ci si mettesse lì a leccare un pezzo di lava (raffreddata, mi raccomando).

Sicuramente il concetto di mineralità, mai come negli ultimi anni di moda e stiracchiato a destra e a manca come una coperta (comunque) troppo corta, è una cosa delicata. Quello che ho nella mia limitatezza d’esperienza, lo ricollego al Timorasso di Walter Massa per intenderci, o a certi vini Sloveni, o Chenin Blanc che a ben vedere giovano di un territorio completamente diverso.

Le note che più mi hanno segnato sono state note calde, che si ricollegano più alla parte eterea (sole, aria): come la frutta (amarena, ciliegia, prugna) che gioca con fiori e spezie ad ingresso lingua assieme alla componente vegetale dalle mille sfumature.

Non vorrei essere una voce fuori dal coro ma ciò che predonima sull’Aglianico del Vulture secondo me non è la terra, ma il sole. E comunque predomina, non domina.

Si sente bene come la vigna sia in tensione tra un terreno incredibile e un cielo assolato e ventoso.

Quando lo si assaggia, poi è la seconda parte della lingua che ti dà più note che vanno dalla pianta verso giù, quindi tannino, sapidità etc..

Il tannino è mediamente “imponente”. Altra cosa che mi ha sorpreso. E trovare la finezza lì, fa di un vino, un grande vino.

Esemplificando molto ho fatto ‘sto disegnino che rappresenta ciò che mi ricordo chiudendo gli occhi.

Mi pareva di sentire come due ondate, una prima e poi una seconda.

Poche volte, c’è stata una percezione unitaria ed armoniosa, un po’ come tratteggiare una riga tra i due picchi rossi disegnati qui sopra … e in quel caso ero di fronte ad un vino che aveva raggiunto un equilibrio tra le sue parti.

La mano del produttore infine, a volte si sente nettamente. La barrique è tanto affascinante quanto pericolosa.

A degustazione finita il programma di quei giorni era solo all’inizio.

Peccato aver lasciato tutti per un ritorno anzitempo. Matera era da vedere a tutti i costi.

Testimoni mi hanno riportato, per l’ennesima volta che si parla di quel luogo, opinioni entusiaste.

Mi è giunto un sacchetto con il Pane di Matera Igp che mi sono sbafato i giorni seguenti.

Leggo sul sacchetto, vado a vedere il disciplinare, e vedo che è rigoroso anche e soprattutto su certi aspetti delicati come il lievito, le cotture etc.. complimenti, finalmente una IGP che sembra fatta senza compromessi.

Concludo ringraziando di cuore Sara, Vittorio e tutti gli amici dell’allegro gruppo-vacanze-degustazione per la compagnia.

E da oggi, più Aglianico del Vulture nelle nostre cantine!!!

ps: avvertenza agli amministratori lucani: sappiate che la signorina Sara Carbone con questa cosa ha fatto turismo a tutti gli effetti. E non lo dico perche’ l’ha detto anche Morichetti! 🙂

#barbera1 – le “degustazioni-numerate” (e carbonare) continuano

Scritto 8 anni fa

Appena appreso dagli amici Enofaber e Vittorio dell’inizio della saga delle “degustazioni-numerate” nel mondo della Barbera, mi sono promesso che non potevo mancarla per nulla al mondo.

E così è stato.

Ci sono diversi modi di prendere in esame questo piccolo fenomeno delle degustazioni carbonare, ma ne parlerò tra qualche post con riferimento a #lambruschi4. Quello che mi attira tanto è l’opportunità di assaggiare una decina di campioni alla cieca, cosa che rende il tutto molto ma molto formativo sul vitigno e sul risultato di vinificazione del vitigno stesso. Sono occasioni (per gli eno-strippati s’intende) che sono veramente priceless.

Se poi questo accade in un luogo affascinante e di ospitalità infinita come Cascina Gilli, con l’allegra compagnia di amici da ogni dove, allora l’evento diventa veramente imperdibile.

Un grazie veramente di cuore a Vittorio aka Tirebouchon (chi ancora non lo seguisse, lo faccia subito!!)  che, come solo lui sa fare, ha traghettato la degustazione animando commenti, pensieri e impressioni sui campioni man mano assaggiati, cosa che costituisce il vero valore di questi incontri.

Le mie rapide note di degustazione da fogli sparsi:

o- Fuori concorso: BeerBera di Valter di LoverBeer.

Colpisce subito il colore, cangiante vibrante nel bicchiere a seconda dell’ingresso della luce. Al naso ha subito succosa frutta rossa, poi un po’ animale tra cui pelle di salame. Finale caldo con un retrogusto un po’ cioccolatoso. Provarlo in un aperitivo con salumi, non sarebbe proprio male 🙂

1- Cascina I carpini Sette Zolle 2007 – Colli Tortonesi DOC BARBERA

premessa: il fatto di essere il primo è questione assai delicata, penso di non esagerare dicendo che in altre occasioni andrebbe messo un altro, uguale, campione in mezzo alla batteria per “mediare” il problema.

Rubino con riflessi violacei, archetti copiosi.

Naso vinoso all’apparenza chiuso, piccola nota “selvaggia” (animale). Un po’ di vernice, china, vivo e pungente.

In bocca sembra percepire legno di castagno e poi frutta, occupa buona parte della lingua senza scomparire subito e chiude con una nota che ricorda la viola.

La struttura e il comportamento in bocca mi è piaciuto di più che al naso.

2- Taliano Michele Barbera d’Alba Doc Laboriosa 2008

Rubino carico, leggermente velato.

A bicchiere fermo note tostate, chiodo di garofano e amarena. “Pelle di pesce”, senzazione “fresca” che poi si evolve verso la buccia dell’anguria/cocurbitacee.

In bocca un po’ monocorde anche se esprime belle note di frutta sotto spirito e vegetale. Abbastanza caldo con una acidità presente dal retrogusto vinoso.

Mi dà l’impressione di essere, forse, ancora un po’ giovane.

3- Cantina Maranzana Barbera d’Asti Doc La Solia 2008

Rubino carico con riflessi violacei.

Naso propone in rapida successione: cioccolata, viola, frutta rossa

Mi piace l’energia e la tensione che porta in bocca anche se rimane un po’ ingessato, dà l’impressione di essere un po’ costruito andando a scapito dell’emozione.


4 – La Casaccia Barbera d’Asti Doc Vigna Sant’Anna 2007

Rubino abbastanza carico con riflessi violacei.

Il naso è ampio ma un po’ restio. In bocca amarena. E’ ben fatto e con una buona strutta che invita a “masticarlo” un po’

5- Antica Masseria Venditti Barbera Barbetta 2007 – Sannio DOC

Il naso fa sobbalzare, note “forti” e fuori dalle righe: cuoio, letame, un po’ di amarena. Annuso e ri-annuso e salta fuori quello che ho identificato come “vagone di FS” 🙂

La bocca è super-caratterizzata ma questa personalità sconta una certa scompostezza in bocca che col tempo si attenua. Buona lunghezza, note piu’ dolci in bocca rispetto al naso selvaggio

Sembra un vino naturale, molto border-line che non vuole piacere a tutti.

6- Marchesi Adorno Barbera Oltrepò Pavese Doc 2007

Rubino carico, l’unghia meno intensa.

Al naso note di cartone bagnato, stanza umida, forse una punta di solforosa, una bella nota di chiodo di garofano.

In bocca ha una frutta caldo che gira al cotto, è abbondante ma un po’ piatto. Il finale è molto caldo con una punta amara e dal retrogusto di amarena sotto spirito.

7- Cascina Tavjin Barbera d’Asti Doc 2007

Colore rubino non molto carico ma vivo.

Subito in bocca sembra avere un piccolo residuo zuccherino, ha una bella nota animale che piano piano scopre ricordi di frutta, “coste” d’insalata.

La bocca è bella con una buona tensione su tutta la lingua, liquerizia, amarena.

Mi è piaciuto molto nella sua semplicità.

8 – Cinti Barbera 2007 – Colli Bolognesi DOC

Al naso pipì di gatto, ortica, menta, erbaceo poi la curiosità di note che ricordano spudoratamente il caffè alla valdostana, anzi, il mitico Parampampoli.

E’ l’ultimo, sono stanco di appuntare e me lo godo un po’, mi godo la sua caratterizzazione che lo rende “anomalo” rispetto a quelli finora assaggiati (anche qui sembra esserci una punta di residuo zuccherino).

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A parte gli outsider (il campano e il bolognese) la matrice dell’uva e del territorio è saltata fuori bene. Non conoscendo le aziende non posso anche dire che sia stato proprio il terroir di ciascuno a marcare le differenze. Nel bicchiere invece, la matrice in questione (note di amarena, viola, erbaceo) si evolvono probabilmente in base alla mano e alla filosofia di cantina e qui vengono fuori cose interessanti.

La semplicità di approccio e di beva è senza dubbio la caratteristica che porto con me dopo questa degustazione, confortato dalle parole della produttrice il cui vino ho apprezzato molto (cascina Tavjin). Semplicità che, ce lo siamo già detto mille volte, è un pregio e non un difetto nell’accezione così utilizzata e che può ben essere apprezzata nonostante certi bicchieri abbiano comunque rivelato strutture tese e vigorose, che non ti aspetti da un vino “da tutti i giorni”.

Altre impressioni sulla giornata:

– Massimo

– Jacopo