Fienile in Fermento

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"These crazy Italians were deliberately miscolouring various familiar foods in order to discombobulate their dinn... amzn.eu/beYlCun

Circa 6 mesi fa

degustazione

Il Laboratorio sui Grandi Aceti artigianali italiani – Salone del gusto 2012

Scritto 6 anni fa

Ieri 26 novembre è stata una giornata importante per gli Amici Acidi.

Questo accade quando spieghi il frutto del lavoro tuo e del tuo gruppo, ad una 70ina di persone la maggior parte delle quali provenienti da tutto il mondo (la ragazza in primo fila veniva dalle Hawaii) .

Alle 14,30 è andata in scena il primo laboratorio della storia (possiamo dirlo?) del Salone del Gusto avente per tema “i grandi Aceti di vino -e non solo- artigianali d’Italia”.

E’ stata importante anche per ogni singolo, sono tappe che consolidano e danno fiducia.

Una introduzione da parte del Grande Josko Sirk de La Subida sull’Aceto in generale e su come sono nati gli Amici Acidi. Ha poi proseguito con la descrizione del suo aceto d’uva (ribolla gialla) che nasce a Cormons.

Subito dopo è stato il mio turno. Una decina di minuti per spiegare che l’aceto di lambrusco si è sempre fatto, come in tutte le famiglie perché l’aceto-aceto era l’agro per eccellenza. Non c’erano vecchie ricette con il Balsamico. Il Balsamico è diventato l’aceto di tutti i giorni perché è agro si, ma anche (e sempre di più) dolce.

In assaggio, da parte mia, c’era l’aceto di vino da monovitigno: Lambrusco Viadanese (il vino di partenza è il mitico lambruscone di Corte Pagliare Verdieri).

A seguire Andrea Paternoster (Mieli Thun) con il suo aceto di miele di rosmarino.

Poi Hans Peter Widmann, che nonostante fosse per lui la prima volta a parlare di fronte a tante persone in un incontro ufficiale, ha ben spiegato la realtà della sua famiglia in Alto Adige e il suo aceto di prugna.

Infine Mario Pojer con il suo aceto di lampone.

Gli aceti sono stati fatti solo annusare, vaporizzati in bicchieri ampi. Qualcuno ha osato spruzzarlo direttamente in bocca (ed è stato insignito subito della menzione al valore 🙂 Noi relatori in realtà ce lo spruzzavamo a tutto spiano, ieri sembravano tutti più morbidi del solito (acidità media 7-8% … alla faccia del morbido).

Al primo giro di interventi eravamo tutti un po’ ingessati, tesi. L’affluenza e l’attenzione è stata inaspettata per quanto mi riguarda.

Poi, il rapido accenno  di Josko durante l’introduzione, al fatto che noi NON utilizziamo “le madri” (e che anzi le rimuoviamo) nella produzione del nostri aceti, ha stimolato l’intervento di diversi ascoltatori. Sia in pubblico che successivamente a laboratorio finito. E allora siamo andati via più tranquilli.

Il fatto che la questione delle madri sia importante non è una novità, ad esempio su Emiliabyfood.it l’articolo sulle madri è il più letto. Ogni volta che si tocca l’argomento, nascono interessanti discussioni. E anche in questo caso le domande sono venute soprattutto dall’estero.

Una bella esperienza, peccato solo per la traduzione simultanea che traduceva probabilmente il 25-30% di quanto detto, sia perché probabilmente i relatori non rispettavano una velocità adeguata, sia per la difficoltà tecnica delle questioni. Pensiamo ai traduttori che devono tradurre in laboratori “tecnici” che spaziano dalle ostriche dello Zambia, all’agnello selvaggio di Correggio, passando il formaggio di formica pezzata fino al riso verde selvatico della Savana). Un lavoraccio…

Un grazie al responsabile di sala, Andrea, che ha rigorosamente dettato i tempi per gli interventi e per le degustazioni (seguite da due piatti a base di aceto) segnalando con gesti tipo “ti taglio la gola” lo scadere dei rispettivi spazi. Anche questo un altro lavoraccio, dove ho sei bello deciso o l’ultimo laboratorio della giornata lo fai alle due di notte.

Laboratorio del gusto degli Amici Acidi. A tasting only for the brave!

Scritto 6 anni fa

Contestualmente alla pubblicazione di questo post, realizzo che il Laboratorio è esaurito. Non un gran servizio direi!

In ogni caso vogliate prendere nota delle coordinate del Laboratorio del Gusto nell’ambito del prossimo Salone del Gusto di Torino, che è stato riservato agli Amici Acidi.

Sarà un occasione per conoscerli personalmente, assaggiare i rispettivi prodotti e provare insieme a noi le nuove ed esclusivissime schede di degustazione per gli aceti. Una degustazione per chi non si pone limiti!

Ci vediamo venerdì 26 ottobre a Torino!

Acidamente…

Il sake. Primi passi con degustazione

Scritto 7 anni fa

E’ grazie all’appassionato Marco Massarotto che ho aperto questa porta sullo sconfinato mondo dei Sake.

Durante una gelida serata Milanese di gennaio, Marco mi ha introdotto e inondato di informazioni sul sake, termine che vale la pena ricordare, indica  una bevanda “alcolica” in generale piuttosto che il fermentato di riso nello specifico (Nihonshu e Shochu). Update: un bellissimo post di Naoko sulla parola “Sake”.

In onore di Marco e della sua prima degustazione di Sake a Milano (proprio stasera) by La via del Sake, voglio postare le mie prime impressioni di assaggio.

Peccato che mi ero già accreditato per la serata Barolo-Barbaresco a Treviso, altrimenti ci sarei andato di sicuro! Oddio … peccato … 🙂

Sogno da anni di andare in Giappone, amo la loro cultura che sto approfondendo e non appena avrò modo, mi ci catapulterò.

Ecco a voi la trascrizione delle note di degustazione con foto delle bottiglie  gentilmente offerte da Marco (Grazie ancora!)

SENSHOU KUBOTA

Annusando per bene si sente ciliegia e mandorla. Lo stesso frutto si ripropone in bocca e lascia spazio, subito dopo, al caldo abbraccio dell’alcol. A bocca vuota, sapore di amido di pasta.

Alcol 15,5°

QUASI A MO’ DI SORBETTO

NIGORI SAKE

Aspetto strabiliante, opalescente. Annusi e ti riporta ai tempi delle orzate. Pasta di mandorla, rosa. Poi sentori lattici, di yogurt.

Un lenzuolo felpato si abbraccia alla lingua, sensazione tattile estrema.

Alcol 12,5°

UN SAKE COLFONDO, INTRIGANTE

JUNMAI DAIGINJO

Alla vista è trasparente, profuma di mandorle schiacciate e confetti.

All’assaggio è morbido, suadente, sentiamo ancora la mandorla e la ciliegia.

Nonostante i gradi (16,2°) accarezza la lingua e finisce con un lieve amarognolo.

Assaggiato con un pezzo di bottarga molto delicata, e quindi non prevaricante, gioca con il sake e ci si intreccia mentre si assapora il retrogusto.

DA TUTTI I GIORNI A TUTTE LE ORE

GENMAI AGED SAKE – 2003

Giallo paglierino carico con riflessi dorati.

Naso, mai come in questo caso, “balsamico”: menta, radice, legno … ebbene si .. jagermeister.

In bocca legno, ciliegia, caldo.

Ciò che rimane in bocca sono note “montanare”, chiudi gli occhi e ti senti in una baita di montagna con quelle grandi travi di legno segnato dal tempo.

Alcol 14°

UN SAKE DA CAMINO (con cubi di cioccolata a disposizione)

O due gocce in una cioccolata calda…

TENSYO

Profumo fragoloso, nitido, anche troppo chiassoso. All’assaggio l’alcol taglia di traverso, porta con se note di legno, terra umida, mandorla.

Alcol 25°

E’ l’ultimo della batteria e viene sacrificato. Da riassaggiare

Prime considerazioni a caldo

  • non c’è acidità, magari sta bene con qualcosa che invece ne ha? (Balsamico??)
  • culatello? Crudo?
  • Parmigiano Reggiano? Gorgonzola o altri erborinati?
  • Frittatona di porri!!

Enoteca Bordò di Torino e Acetaia San Giacomo. Serata acida!

Scritto 7 anni fa

E’ ora di rompere gli indugi e sdoganare o meglio, riscoprire, l’attitudine all’acidulo, all’agro così caro ai nostri gentiori e nonni (e ancora più indietro).

Negli ultimi anni, il percorso di Nutellizzazione del cibo e del vino, ha fatto sì che:

– il principe dell’agro, l’aceto di vino, fosse sempre più abbondonato a favore di una brutta copia di Balsamico. da agro –> a agro-dolce

– che il Re dell’agro-dolce, il vero Balsamico, fosse sempre più violentato ed addensato, nella stupida convinzione che più era denso più era invecchiato, trasformandolo in marmellate-densose e dolcissime.

In sintesi

agro –> agro-dolce —> solo dolce

Nei prossimi tempi ci saranno tante occasioni per parlare di questo argomento, sia tramite post che tramite iniziative con altri “Acidi-amici“.

Iniziamo però a Torino, mercoledì 9 novembre, dalle ragasse di Bordò.

Che ci siano persone che fanno sempre le cose a modino, in ordine, per bene questo è vero per fortuna, e basterebbe vedere come le ragasse in questione comunicano l’evento, mica con newsletter sgangherate senza neanche una foto come il sottoscritto, ma con una bella cartolina virtuale che scrocco clamorosamente e che copio-incollo qui sotto.

Non per niente si parla “in stile Bordò”.

Bene, sarà un’anteprima di assaggio e relativo abbinamento della nuovizzima linea di aceti di vino (e non solo) che partirà da metà novembre.

Vi aspettiamo. Acidamente.

Enoteca Bordò

Via Palazzo di Città, 19/A

10122 Torino

La Salsa di Soia – seconda piccola degustazione

Scritto 8 anni fa

Qui avevo iniziato un percorso di approccio e conoscenza della salsa di soia. Conoscenza “organolettica” s’intende.

Ora, dopo aver stressato bene a modo l’amico Ogawa San di Tokyo, sono venuto in possesso di un altro paio di campioni di salsa di soia artigianale che ho messo in degustazione assieme ad altri due campioni facilmente rintracciabili sul mercato italiano (NaturaSì).

Non sapendo ancora decifrare esattamente il giapponese, non posso dire i produttori delle due ampolline giuntemi dal Sol Levante.

1 – Iniziamo dalla prima, nominata “piccola bottiglia”:

All’aspetto sembra più densa/viscosa della media. Colore bruno carico, riflessi marroni e ambra.

Al naso è delicata, ha subito note tostate, poi crosta croccante e sbruciacchiata di pane, cioccolata.

All’assaggio la parte salata si estende con regolarità sulla lingua, senza particolari esagerazioni. E’ gradevole, ha una sensazione leggermente metallica. La persistenza è come di sale marino.

2 – La bottiglia “alta”:

Relativamente alla densità, anche dopo un doppio confronto incrociato, è effettivamente più liquida. Colore bruno scarico con riflessi ambra e rossastri.

Al classico naso “salmastro” si aggiunge una nota animale che è subito un po’ fastidiosa. Ma non l’ “animale” che nel vino potremmo riferire al tanto odiato brettanomyces, ma più un misto tra sudore/stalla/stantio/fieno bagnato e umido.

Non devono spaventare queste definizioni, la sensazioni è quella di aver lavorato in recpienti che secondo la nostra concezione definiremmo “sporchi”, con fermentazioni andate un po’ per i fatti loro (magari è quello che si cerca), certo è che la prima sensazione è netta e purtroppo, a mio gusto, non piacevole.

All’assaggio ha la nota sapida molto elevata, ha un picco subito, scende a metà lingua e persistenza lunga.


3- Tamari (Crudigno)

Colore bruno scarico con riflessi rossastri.

Al naso, stalla e letame, note tostate che virano verso il bruciato. Il naso è abbastanza ampio.

La nota sapida ha un suo “spessore” che occupa tutta la lingua e permane come unica sensazione dopo la deglutizione. Una delle classiche note che si ripete dal punto di vista retrolfattivo,  è quella di “prosciutto-salato-più-della-norma”.

4 – Shoyu (Crudigno)

Bruno più carico dell’assaggio precedente, unghia ramata.

Naso ampio, tostato, legno umido, fava di cacao, anche una nota floreale.

La struttura è fine, anche se la nota salata prende il sopravvento e chiude in fretta i giochi = il gusto scompare velocemente.

Degne di tantissimi inchini sono le confezioni delle salse di soia giapponesi, la carta esterna, le etichette in carta di riso: semplicemente bellissime.

Peccato per il tappo in plastica un po’ “industrialoso” però molto pratico per l’apertura “a strappo” che lascia una fessura per versarne il contenuto.

E’ mondo affascinante quello delle salse di soia e, più in generale, di questo “quinto gusto” a noi non famigliare.

Note olfattive che non siamo abituati a sentire, a volte un po’ troppo “vere”. La seconda bottiglia non è, a mio parare, gradevole ma chiudendo gli occhi è come se si ci trovasse in quei luoghi che immagino pieni di fascino e di storia, un po’ umidi dove i contenitori non vengono lavati per tenere una sorta di “madre” dalle produzioni precedenti. E’ tutto un grande viaggio eh! magari se dovessi visitare il produttore non è per niente così …

SemplicementeUva a Milano

Scritto 8 anni fa

Vedremo se l’inossidabile Paolini riuscirà nell’impossibile intento di unificare sotto un unico tetto i vignaioli naturali.

L’appuntamento è a Milano (zona Lambrate) il prossimo week end (da sabato a lunedì) per la manifestazione, alla prima edizione, Semplicemente Uva – la rassegna del vino (cosiddetto) naturale.


Ottime referenze tra gli espositori.

Noi saremo presenti, al fianco dei ragazzi di Real Group (sempre bello essere di fianco a mortadelle, prosciutti e salumazzi vari) per esibire le nostre mercanzie e per fare un’anteprima sugli Aceti di Vino naturali.

In più, dato che non ci facciamo mancare mai niente, sarò impegnato sabato sera per un classico evento “fuori-salone” presso la storica Enoteca Isola di via Paolo Sarpi.

Qui il link dell’evento che i grandissimi copy (noi) hanno intitolato “L’Isola Emiliana”. Orario, dalle 19 alle 22 una emilian-live-shesshion (detto con la “esse” emiliana) a base di Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia, Parmigiano Reggiano e lambrusco naturale. Imperdibbile.

Invece, e qui sono già un po’ agitato, domenica pomeriggio una lezione/degustazione che mi vedrà a fianco di alcuni mostri sacri.

Basti pensare al Guru della birra artigianale Teo Musso e al panificatore naturale Davide Longoni di Carate Brianza.

Il tema è “I lieviti degli altri”. Qui il link alla scheda dell’evento. Lieviti Altri rispetto al vino ovviamente. Non so ancora cosa dire, si andrà un tanto al braccio vedendo com’è il feeling, mi piacerebbe anche portare qualcosa da assaggiare.

In generale, per gli amanti del genere “vino-naturale”, il programma eventi è comunque molto interessante.

Ci vediamo a Milano! (anche se nevica!)

Invecchiamento e/o qualità nell’Aceto Balsamico Tradizionale

Scritto 9 anni fa

Primo di una serie di post che vorrei dedicare al tema del rapporto tra “invecchiamento” e “qualità” nel mondo del Balsamico Tradizionale.

Ma prima di parlarne il generale, vorrei mettere agli atti che abbiamo deciso di mettere bene in risalto il punteggio preso in degustazione dal campione presentato e successivamente imbottigliato.

Questa è la (vecchia) scheda di degustazione per il Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia.

Questa la prima bozza di “cartolina” che metteremo dentro ogni confezione di Tradizionale , fatta in onore dell’ultimo Balsamico imbottigliato, con il più alto punteggio “della storia umana e disumana” (cit.).

E nel retro mettere la nostra personale degustazione, più descrittiva, perchè un regalo della natura come un Grande Balsamico non può, comunque, essere circoscritto solo a dei numeri (anni o punteggio che siano).


(per le frasi finali stile Ben Hur, mi sono ispirato ai foglietti che accompagnano le tazze del caffè più buono del mondo: Giamaica Caffè di Gianni Frasi).

Il più sarà trovare la soluzione giusta per stamparne un centinaio per ogni lotto imbottigliato.
Graditi suggerimenti ed impressioni in merito. Grazie.

Trussardi cafè, serata di degustazione con Carol Bouquet e me!

Scritto 9 anni fa

Che tipo di reazione avresti di fronte all’invito rivolto a te, piccolo produttore della campagna emiliana, da parte del direttore del Trussardi Cafè di Milano, per fare una presentazione dei tuoi prodotti nell’ambito di una serata dove è ci sarà pure una guest star per presentare, a sua volta, un suo prodotto?

Devo dire che non è stato facile metabolizzare la richiesta e dire di si.

La guest star in questione era Carole Bouquet quella che, per farmela visualizzare mi hanno suggerito che “interpretava il ruolo di ricercatrice nel cult movie Bingo Bongo”. Me la sono ricordata subito, era semplicemente spettacolare.
Madame Carole Bouquet è produttrice, a Pantelleria, del passito “Sangue d’oro” che è distribuito in Italia da Meregalli.

Ed ecco i pregiudizi, quelli che ti portano a pensare che un vino prodotto da un vip, innanzitutto non sia veramente da lui prodotto, ed ancora, che il vino in questione trovi facilmente distribuzione (e Meregalli, è un ottimo distributore a mio avviso!) perché forse i rappresentanti, e a cascata i rivenditori, possano utilizzare come argomento di vendita il fatto che un’attrice francese si sia messa a fare vino a Pantelleria etc.. etc… sorvolando quindi sulla bontà o meno del prodotto. E come sappiamo, di questi tempi, di “argomenti” ce n’è veramente bisogno.
Insomma, direi che sono approdato in piazza della Scala molto prevenuto, era poco.

La serata, che si è svolta il 2 luglio, è stata innanzitutto la prima di una serie di altri appuntamenti che si faranno, più o meno con la stessa dinamica, nei prossimi mesi.
Ideato dal bravo Giovanni Fiorin direttore del Cafè, il “format” è quello di una mini-cena solo su invito, massimo 15/20 persone tutte sedute attorno ad un unico tavolo nella veggy-veranda estiva dove si possa incontrare un produttore di vino, affiancato da un altro produttore, magari di food. Buon motivo per invitare opinion-leader del settore, ottimi clienti e giornalisti.

La serata è iniziata in perfetto orario, a mia sorpresa nella veranda estiva continuava l’andirivieni della clientela, gettando le basi per un ambiente non facile da gestire in termini di attenzione e rumore di fondo.
Nonostante io ami smodatamente il mio prodotto, sono perfettamente consapevole che sfracellare i testicoli sul perché e percome del Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia, non costituisca un’attività molto ludica per chi sta ad ascoltare e per questo la situazione mi sembrava difficile.

Infatti, resasi conto del fatto che era impossibile parlare e farsi sentire da tutti, M.me Bouquet si è alzata in piedi di spinta ed ha incominciato a spiegare, in ottimo italiano, la sua creatura.
E’ stato come vedere l’arcangelo Gabriele, non solo per il fascino della signora in un elegante abito bianco, ma anche e soprattutto per il piglio appassionato col quale ha introdotto il suo amore per l’isola e per il suo vino. Tutti si sono ripresi da un apparente torpore e disattenzione e hanno incominciato a seguire il racconto.

Le belle foto di VG (grazie mille per il bel reportage!) rendono l’idea della partecipazione che Carole Bouquet ha messo nella sua presentazione, ricca di tali dettagli da far impallidire il migliore degli enologi.
Ha inoltre chiarito che si, non è lei fisicamente a potare, pigiare l’uva, fare i travasi, imbottigliare etc… facendo comprendere quanto il ruolo di produttore non sia solo quello legato alle operazioni materiali, ma includa anche altri livelli di partecipazione, la scelta della persone giuste, decidere maturazioni, assaggiare prove, utilizzare certi materiali di affinamento o meno … insomma, molto ma molto di più di quello che mi sarei aspettato da un’attrice impegnata nel wine-business, facendo così cadere buona parte dei miei pregiudizi.

E il vino? Innanzittutto azzardata quanto riuscita l’idea di servire il passito a tutto pasto.
A mio parere, stante l’impossibilità di una perfetta gestione della temperatura del vino per la situazione che si era creata (si poteva girovagare dal 2005 al 2006 a piacimento, facendosi riempire il bicchiere ad libitum), appena si scaldava un po’ troppo, diventava difficile approfittarne; nonostante questo i piatti creati dallo Chef Andrea Berton erano una scusa golosa per la degustazione.
Onestamente non ricordo quale dei due mi sia piaciuto di più, ero un po’ teso per via della presentazione che avrei dovuto fare per stare al livello della situazione che si era creata. Ho scomodato addirittura Virgilio in latino per raggiungere l’obiettivo e in più, non poteva mancare il mio insinuarsi come un’anguilla tra gli invitati, offrendo alcune gocce di Balsamico Tradizionale sui loro piatti.

Ho comunque avuto la riprova che sì, può essere che la firma dell’attrice posta sull’etichetta costituisca uno degli argomenti di vendita ma contemporaneamente, quando si assaggia il vino, si comprende che non avrebbe mai messo quella firma su un vino che non l’avesse quantomeno eguagliata dal punto di vista della personalità e della riconoscibilità.

Personalità che ha toccato il massimo quando alla mia richiesta “vuole due gocce di Balsamico Tradizionale bollino Oro Extra-vecchio sul dolce?” (cannolo siciliano), lei ha risposto: “no, sul dolce no grazie”.
CHI può rifiutare 2 gocce di Oro su di un dolce? Solo l’arcangelo Gabriele, e Carole Bouquet ☺

Porthos in Acetaia: “Lo Champagne, al naturale. La magia del metodo e la forza del terroir”

Scritto 9 anni fa

Giovedì 28 maggio si è tentua in Acetaia (nella sua stalla per l’esattezza) l’attesa serata sullo Champagne. Vino-mito che, come ho ricordato in apertura di serata, è secondo solo al lambrusco 🙂

Mattatore della serata è stato Sandro Sangiorgi.
Peccato aver avuto i soliti problemi di connessione altrimenti avrei fatto uno streaming in diretta.

Premio speciale della giuria a tutti quelli venuti da lontano. Pensare che c’era una coppia di signori da Colico … presente dov’è e quanto dista da noi??!?!? E’ proprio vero che per farle le cose, bisogna volerle!

Qui Sandro serve con un bel sorriso, uno dei vini resi anonimi per evitare condizionamenti.


I partecipanti alla serata, come al solito da applaudire perchè si sanno adattare al meglio ad una stanza che dell’aula didattica ha poco a che vedere.



Lui è un vero comunicatore, sapevatelo!



Qui il servizio della “trasversale” di Parmigiano Reggiano da abbinare agli Champagne.
In serie: 15 mesi e 24 mesi da Vacca Rossa del relativo Consorzio, 30 mesi del Caseificio Biopiù di Pegognaga (Mn), 60 mesi della latteria Montagnana Bio delle montagne di Parma.


Ed infine, come regalo per tutti quelli che hanno partecipato, due gocce sulla mano di Balsamico Extra-vecchio bollino Oro da 314 punti … una roba da strabuzzare le papille e da cresta di dinosauro sulla schiena 🙂


Che poi, giusto per chi non lo sapesse, assaggiarlo sulla mano è una di quelle cose che va fatta almeno una volta nella vita. C’e’ infatti una sorta di “cucchiaio naturale” nell’incavo tra pollice ed indice. Il calore della pelle aiuta molto a tirare fuori gli aromi … un gesto da feticisti del Balsamico praticamente.


In chiusura, l’elenco dei vini assaggiati:

1- Champagne “Entre Ciel et Terre” Brut – Francois Bedel
2- Champagne Le Nombre d’Or “Campaniae veteres vites” brut 2002 – L. Aubry
3- Champagne Mineral Extra-Brut Blanc de Blancs Grand Cru 2002 – Agrapart et Fils
4- Champagne Premier Cru L’Apotre Chardonnay Extra Brut di David Leclapart
5- Champagne Grand Cru “Avize” Brut 2000 – Jacquesson
6- Champagne Reserve Grand Cru 100% Blanc de Pinot Noir Brut 1999 – André Beaufort
7- Champagne Petraea XCVII – XXIV Brut – Raymond Boulard

Che dire, una bella sfilza di “bollicine” da ascoltare e contemplare. Peccato che l’evento fosse a casa mia, non mi sono assolutamente goduto la serata, impegnato nell’organizzazione e per far sì che tutto andasse per il meglio.

C’è stato anche un vino n. 8. Che, manco a farlo apposta, era un bel lambrusco, quello di Vanni di Cinquecampi.

Giusto per completezza, la serata dopo, venerdì, Sandro era a La Stoppa di Piacenza per una serata sui vini naturali. Lì ci sono andato e me la sono pure goduta! 🙂

Thanks to Ryan for the pictures!

Incontrando Nicolas Joly 2. La MEGA degustazione di vini biodinamici

Scritto 10 anni fa

“La verità diventa un mercato”

Che altro aggiungere ad una frase come questa di Joly con la quale ha aperto l’infinita giornata di degustazione?

Il riferimento è relativo all’attenzione che da qualche tempo si sta alzando nei confronti della Biodinamica. Affermazione che trovo dotata di una giusta dose di amara-ironia-sarcastica.

Non vorrà dire niente, ma se al seminario era presente un buyer di Metro, qualcosa si “sta muovendo”.

In realtà la mattina è iniziata con un approfondimento sui pianeti, galassia e legami al sistema solare e sistema stellare poi, verso le 10,30 ci siamo trasferiti nel vicino Agriturismo “Il Balcone sulle Langhe” (che tra l’altro dispone di camere carinissime, anche se il link non funziona) per dare inizio alle danze.

Innanzitutto un grazie e complimenti alla relatrice della giornata, Laura Zini che, da Reggio Emilia (!!) ha tenuto testa con professionalità e competenza ad una delle più lunghe degustazioni alla quale io abbia mai partecipato. Praticamente 11 ore con pausa pranzo di un’ora.

Diciamo che, per oggi, la nostra razione quotidiana di polifenoli l’abbiamo assunta 🙂


26 i vini, praticamente tutti biodinamici, quelli assaggiati (più altri aperti “didatticamente” durante pranzo/cena)

Qualcuno memorabile, molti sorprendenti, tutti (tranne uno a mio parere) semplicemente veri.

Qui un primo elenco che man mano riempiro’ con le impressioni della degustazione (scusate imperfezioni in nomi di aziende/vino):

BIANCHI

1- Champagne Leclapart – L’Apotre (degorg. 2007)
2- Pigato di Riviera Ligure di Ponente Selvadolce – Rucantu’ 2007
3- Gavi La Raja – Pisè -2007
4- Tenuta di Valgiano – Palistorti bianco 2007
5- Cortese Cascina degli Ulivi – Filagnotti 2006
6- Riesling Sonnenburg – Binner 2005
7- Clos de Rouge Gorge Languedoc Rousillon 2005
8- Trebbiano d’Abruzzo Emidio Pepe 2006
9- Trebbiano d’Abruzzo Emidio Pepe 2005
10- Coulée de Serrant 2006 manco a dirlo…
11- Cortese Cascina degli Ulivi – Montemarino 2001

ROSSI

12- Grignolino monferrato casalese Tenuta Migliavacca 2007
13- Merlot Massiero – Verdugo 2007
14- Dolcetto d’Alba Giorgio Barovero 2007
15- Barbera d’Asti I tre Poggi 2006
16- Busattina Terre Eteree 2006
17- Dolcetto Dogliani San Fereolo (Nicoletta Bocca) 2005
18- Fattoria Bacchereto Terre a Mano 2005
19- Fattoria Castellina – Daino Bianco 2005
20- Barbera del Monferrato Tenuta Migliavacca 2003
21- Bordeaux Chateau Lepuy 2003
22- Tempranillo Ego Primus 2003
23- Tempranillo Ego Primus 2000
24- Moscato Bera Vittorio 2005
25- Stéphane Tissot Spirale 2004
26- Porto Fonseca

… il racconto prosegue.

Qui il primo giorno.

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