Fienile in Fermento

twitter.com/andreabez

"These crazy Italians were deliberately miscolouring various familiar foods in order to discombobulate their dinn... amzn.eu/beYlCun

Circa 5 mesi fa

GuidO ai ristoranti

Il rapportone finale

Scritto 10 anni fa


Buonitalia che, salvo e sempre ben accette prove contrarie, ho come l’impressione che mi rappresenti uno di quei (o queGLI?) “scatoloni all’Italiana”, ha pubblicato di concerto con l’ICE (andòm bèin!), un mega-rapporto (154 pagine!) finale su “La domanda e l’offerta di prodotti alimentari italiani negli Stati Uniti“.

Ad una prima occhiata sembra dare spunti interessanti, ovviamente chi ne volesse una copia in pdf, mi faccia un fischio.

Provo a leggermelo tutto e ne postero’ alcune impressioni prossimamente.

Nel frattempo, una segnalazione doverosa dopo l’esperienza di ieri:

RISTORANTE DA MARIETTA
Loc. Gravagna San Rocco
Pontremoli (MS)
Tel. 0187-436069

ovvero: le costolette d’agnello fritte piu’ buone del mondoooo!!

————- English version

The Final Report

Buonitalia, that I have the impression is like one of those “Italian Containers”, published a huge report together with the ICE (154pages) on “italian food products sold in the U.S.”

At a first glance it seems to be giving some interesting insight, naturally if anyone wants a copy just ask me and I’ll send the pdf.

I’ll try reading it all and then post my impressions.

In the meantime, after last night’s experience, I feel it’s duty to report this restaurant:

RISTORANTE DA MARIETTA
Loc. Gravagna San Rocco
Pontremoli (MS)
Tel. 0187-436069

or better: the best fried lamb chops in the world!!!

Amburgo 2: alcuni locali. Pius’ & Gold Fisch & East

Scritto 12 anni fa

Una foto per provare a rappresentare quanto e’ bella Amburgo. Grande stile ovunque, nonostante una grande citta’ possa avere punti deboli.

Qui dentro eravamo al Pius’, locale che ci dicono nuovo.


Molto bello per un aperitivo, anche se non c’e’ da aspettarsi molto dal servizio un po’ troppo “giovane” (l’ordine e’ stato sbagliato un paio di volte). Se fosse gestito come dove siamo andati dopo, avrebbe un futuro roseo.
Ho provato a raccogliere unmomento topico, l’aggiunta di prosciutto alla pizza (che e’ quella cosa quadrata sulla sinistra). Il prosciutto era pre-affettato in vaschetta …. no dai!!

Un particolare della cantina. Non volendo fare il turista che fa foto ovunque, ho evitato di fare il flash. Vi garantisco pero’ che la selezione e’ interessante (occhio! non c’e’ il Franciacorta)

Dicevo, poi si e’ proseguito per un locale. Ma non uno qualsiasi. Siamo andati in un posticino veramente giusto che si puo ‘sintetizzare in: gestione di grande personalita’ di Michele (penso , italiano da una vita la’) + materia prima strabuona + posizione ok! Si Chiama Gold Fisch
Il risultato di tutto questo e’ un locale che funziona veramente, nonostante l’approccio sia infighettato per bene, c’e’ movimento e i tavoli sembrano girare anche un paio di volte cadauno. Gente elegante, ambiente curato e luce soffusa pro-approccio, cucina a vista, buon sushi per non farsi mancare niente e bar con terrazza sul fiume-canale.
Alcune foto


Si vabbe’, non si capisce niente. Pero’ era buono 🙂

E un grazie alla gradita compagnia
Ah! Se la compagnia e’ giusta, ci vuole anche un drink post-cena… dove? All’East. Hotel di design che non ha niente da rimpiangere ad altri posticini in citta’ tipo NY o Novellara.
Zero flash per il solito motivo, e chi indovina con un po’ d’immaginazione com’e’ veramente, un a birra in omaggio.

TASTE FIRENZE – 2

Scritto 12 anni fa


Immagini dalle retrovie … i banconi si sono trasformati in trincee in rapida successione abbiamo indossato: elemetto, occhiali da saldatore, giubbotto antiproiettile e bombole d’ossigeno.
Il tutto per resistere all’assalto di qualche migliaio di visitatori (pochi operatori, molti stranieri), inferociti e “curiosi”.


Anche il Taste Shop e’ stato preso d’assalto.

Abbiamo chiusto un’oretta prima della fine, i piedi erano gia’ in sciopero sindacale e lo stomaco stava organizzando un girotondo contro l’oscena sequenza di cose ingurgitate durante la giornata: caffedeca-dolcino-bicchierino di olio extravergine-verdurine-balsamico-carpaccio di carne con “parmigiano”-caffedeca-pezzo di torta barozzi-cioccolata-salame felino e strolghino-pane- verdurine-bicchierino di olio extravergine- ecc…

Cosa di meglio che il bis da Marione? Locale molto alla buona, con il record mondiale di turnazione tavoli, nel qualc si consiglia vivamente la bistecca. Tutto il resto non e’ da svenimento, ma la bistecca merita.

Poi a nanna, pronti per l’ultimo round.

GuidO ai ristoranti: Becco d’Oca

Scritto 12 anni fa


Un’operazione di recupero rurale perfetta. E’ cio’ che salta all’occhio subito addentrandosi nelle campagne di “Pieve Rossa” (a pochi km da Bagnolo in Piano) e incontrando il complesso “Residenza Pieve Rossa + Ristorante Becco d’Oca”.

Un complesso di casolari di campagna come dicevo, perfettamente ristrutturati, danno luogo ad una serie di appartamenti per medio-lunghe permanenze, di classe aggiungerei e il ristorante e’ quello che abbiamo avuto il piacere di provare.
Nella ex stalla, che di stalla non ha piu’ assolutamente nulla, colpisce subito il soffitto ampio-arcuato a sfondo bianco con fiori allucinogeni rossi. L’impatto e’ forte, come forse la luce che domina ovunque, in ogni caso ben studiata.

6 (s-e-i) tavoli rotondi, ampi, gestiti con la consueta classe dal sommelier Andrea (ex Alti Spiriti Reggio Emilia).
Il tovagliato, posate, bicchieri denotano subito l’impostazione “alta” che si e’ data al locale.
In attesa arriva un piatto rotondo satinato-canna di fucile spettacolare dove, nell’incavo interno riposa un polpo sbollentato semplice con germogli stile quelli che si fanno in casa con l’attrazzetura apposta (che solitamente mi si ammuffiscono tutti). Bello e simpaticamente buono.
Il resto del menu e’ interessante, proposte lunghe da leggere quanto facili da apprezzare. Forse qualche accostamento da calibrare (nella pasta con la ricotta salata, la ricotta era TROPPO salata) ma ad esempio ci tornerei giusto per un secchio di quel baccala’ tipo mantecato che ho preso per antipasto che mi e’ piaciuto molto.
Di secondo la mia rana pescatrice (se non ricordo male) con scorzonera , che chiedo se si tratta di un tipo di tubero della famiglia degli “scorzoni” ehm…ok, ho fatto la figura dell’ ignorante.
E’ una radice, strana, “tipo” bambu’.
Questo secondo era buono ma la prossima volta proverei con il tonno che, ahime’ , era terminato.

Dolci curatissimi e interessanti: uno con la saba … non San Giacomo pero’ ;-(

La lista vini e’ divisa in nord-centro-sud, in modo che chi ha preferenze leghiste, si possa fermare alle prime pagine 🙂
Colpisce, dei vini, il fatto che a fianco di prodottini spacciati dall’amico Paolo Bollicina-Batteria Casali (la famiglia dei Triple-A ad esempio), ci troviamo chenneso’ anche Feudi di San Gregorio. Non saprei, non ce li vedo tanto assieme sulla stessa lista…
Abbiamo bevuto un pinot nero di Movia (Slovenia) che, nonostante la fastidioso presenza del legno, ha un frutto e una potenza degne di nota. Quasi sorprendente per un pinot nero (30 euro).

Totale sui 50 euri a cranio che, considerando anche l’incidenza del vino, rappresenta un buon rapporto qualita’/valore/scenografia/servizio. Certo non da tutti i giorni, pero’ in quelle occasioni giuste … ah! se siete proprio in una di quelle occasioni, parlate a bassa voce che l’effetto “trasmigrazione vocale” del soffitto arcuato e’ pericolosissimo! 🙂

SushiLovers

Scritto 12 anni fa

Per gli amanti del Sushi (o di quello che ci viene cosi’ proposto). Inauguro la rubrica “sushilovers” dove inseriro’, sperando in contributi esterni, indicazioni su ristoranti a tema, provati in giro.

A San Francisco, grande comunita’ orientale: c’e’ China Town contraddistinta dalla tipica porta d’ingresso stile grande Muraglia. C’e’ il fantastico Museum of Asian Art imperdibile per chi passa di la’ (al giovedi’ e’ aperto fino alle 19,00 . mentre al MoMa, sempre giovedi’, si entra gratis ), c’e’ infine un Japan Center che sembra veramente di entrare in un pezzo di Giappone, pieno di ristorantini giappostyle talmente tipici che ti aspetteresti di incontrare Mirko dei Beehive (a proposoito, beccatevi questa chicca)

Per rimanere in tema jappostyle, e per rimanere un minimo a posto con la coscenza dopo una magnaccia (“e’ solo pesce!!“), si sono provati un po’ di posticini:

1- OZUMO.

Allora, gia’ uno che ti propone una “sake lounge” meriterbbe il nobel per la pace …
Il locale e’ fatto benissimo. Si “movimenta” con piu’ livelli, subito un bar stile “american” con musica un po’ altina, luce bassa, e possibilita’ di fare un po’ di p.r. anche in piedi, poi piu’ verso l’interno, superato sulla destra la sake lounge, il ristorante “al banco” oppure la sala tradizionale con tavoli. E’ grande, sempre pieno, ottimo segno per il pesce … ci siamo seduti al banco, nelle abili, sapienti, saccenti, succulenti mani di Mr Jin, detto anche ” facce sogna’ “.

In sintesi ci siamo messi veramente nelle sue mani e abbiamo assaggiato cose come mai prima.
Tra tutte svettavano:
– polpa di riccio di mare …. vellutatamente buonissima (quella sulla sinistra sopra il limone)

– rolls pazzeschi, a descriverli ci voleva un quarto d’ora. Certo, non l’apoteosi del gusto in purezza, pero’ qui l’abilita’ era metterli assieme e farli stare benissimo (al gusto).

Insomma, esperienza entusiasmante, perfezionata da una lista di sake mai vista per varieta’ e per dettaglio di descrizione.
“Quasi per errore” abbiamo preso il migliore (micca ci hanno detto, quelli dell staff, che era il piu’ costoso!!), perlomeno si e’ capito che quello che si beve di solito, sta al sake, come il …nti sta al balsamico.

Il sake era il Masumi Sanka. Scatola e bottiglia portata a con tanto di dedica di Jin.

2- ISOBUNE SUSHI. Presso il Japan Center.
Una stanza caratterizzata dal bancone ovale, cuoco al centro, circondato da un piccolo fiume in cui navigano navi cariche di …. sushi appunto.
Quello che salta subito all’orecchio e’ la musica, stile “unza-unza” che non c’entra un granche’.
Ti siedi al bancone, guardi il fiume con le barchette e scarichi nel tuo porticciolo i piattini che, a seconda del colore, costano ovviamente piu’ o meno. Qualita’ del riso, medio bassa. Pesce … inzomma..
Risultato finale: fate due passi in piu’ e andate al

3- MAKI (sempre al Japan Center appunto).
Piccolissimo, qualche tavolo dentro, e un paio “fuori”.
Purtroppo, causa ritmi di lavoro stressantissimi (sono aperti qualcosa come dalle 14 alle 19, stop), stavano chiudendo. Pochi piatti, incluso un tempura fatto veramente bene, che dimostravano classe, freschezza del pesce ecc…
Da riprovare volentieri.

A tutti quelli che mi aiuteranno ad alimentare la rubrica SushiLovers, in omaggio un piatto di sushi emiliano (un roll di patata lessa con mortadella cruda da intingere nel lambrusco)

GuidO ai ristoranti: Osteria del Gesso, Parma

Scritto 12 anni fa

A (fi’)Parma, in una laterale della main street via Farini, via dello struscio e della movida parmense, esattamente in via Ferdinando Maestri 11, si trova l’ “Osteria del Gesso“.

Dietro la porticina ricoperta degli adesivi di guide e recensioni varie, c’e’ un posticino carino che si sviluppa su due piani, due stanzette piccole con una decina di tavoli al massimo cadauna, quella sotto con volti in mattoni molto carina.
Un misto tra piatti del territorio e pesce, presentati bene, pochi sorrisi all’entrata (dipende sempre anche dalla faccia di chi entra, ovvvio), poche chiacchere e via che si va.
Per un mezzo antipasto, un secondo e un mezzo dolce, (piatti curati, qualita’ buona, emozioni no) un vino (un valpolicella ripassa non ricordo di chi) una mezza acqua: 40,oo Euri a cranio.
Considerato tutto, soprattutto che e’ in centrissimo, ci sta anche (forse). Pero’ non mi ha emozionato piu’ di tanto e quindi, se puo’ interessare a qualcuno, non ci tornero’. Ole’.

Ristorante Ardiciocca – Santa Margherita Ligure

Scritto 12 anni fa

E per la serie “finche’ eravamo li'”, su consiglio e compagnia del buon Guido Porrati, ci siamo felicemente rifocillati al piccolo ristorante Ardiciocca di Santa Margherita.

Era da un po’ che non contribuivo alla rubrica “GuidO ai Ristoranti”, e cosa c’e’ di meglio che farlo grazie proprio a GuidO?

Eccolo, maestoso prima di planare su una superba “Crema di nasello con uova e tartufo su salsa di rossese” (terra-pesce-territorio … da applauso)

I crudi di antipasto erano semplicemente perfetti.
I primi, girati tra di noi, certi adorabili, altri piu’ semplici ma sempre grande qualita’ di materia prima.
I dolci. Erano di piu’, ma buoni…

Parere: se fosse piu’ vicino (e vincessi la lotteria), ci andrei spessissimoooououooo!

Complimenti!

Piccolo Ristorante Ardiciocca
Via Maragliano, 17
Santa Margherita Ligure (GE)

GuidO ai Ristoranti: Barolo di Seattle

Scritto 12 anni fa

La sera dell’arrivo a Seattle, lunedi’ 18 settembre, incontro con Michael di Chef Shop, e assieme a tim e heidi ci spostiamo sull’appena aperto Barolo, ristorante carino che si sviluppa in lunghezza con tre file di tavoli abbastanza ravvicinati e un mega tavolone stile compleanno con balli sopra, posizionato in uno spazio che si apre a sinistra. Atmosfera giusta, ovviamente combinazione legno-ferro che non manca mai. Menu, manco a farlo apposta, essendo nel northwest, che prende dal “nostro” northwest”, il piemote. Cosi’ come buona parte della carta vini.
E’ stata una serata che potremmo definire “a rotazione”, antipasto-primo-secondo-dolce scelti diversi e scambiati per assaggio. A mio modesto parere un no per i primi, troppo forti e/o piccanti i sapori sopra delle paste che avrebbero meritato piu’ dolcezza. Il resto buono. Per il vino mi hanno fatto scegliere una bottiglia italiana e tra quelle che hanno passato la” selezione” dell’importazione, ho optato per un dolcetto d’alba di Mascarello. Non l’ho mai assaggiato prima, era chiuso come un baco da seta, tannino “verde” e cmq buon naso. Per la seconda bottiglia siamo stati locali con un pinot nero, un po’ legnoso ma non male.
Su due bottiglie ordinate, non ce n’e’ arrivata una con l’annata cosi’ come esposta nella carta.
Giudizio: mmmhh, non ci tornerei.

GuidO ai ristoranti: Earth & Ocean di Seattle

Scritto 12 anni fa

Ai “piedi” del w hotel si sviluppa un bar molto sciccoso, e di fianco, il ristorante“Earth and Ocean”. Mi permetto di sintetizzare in una sola frase l’esperienza gastronomica “molto impegno ma per adesso la scelta del nome del posto e’ ancora meglio”. Lungi da me dal voler fare quello che se la tira pero’ a volte un hamburger ben fatto e una zuppa semplice forse sono piu’ facili e danno meno problemi.
Antipasto di salumi misti (lasciamo stare) e per me un salmone che era veramente molto buono ma “sporcato” da sapori che centravano poco. Per Deba una carne dimenticata a fianco della piastra (semi-cotta) che si e’ fatta cambiare. Camerieri che pensavano a dove andare finito il lavoro. Dolce offerto dalla casa, quindi anche gentili, assortimento di piccola cioccolateria.
Giudizio: mi fermerei a mangiare al Purple, li’ a cento metri neanche, oppure proverei la pizzeria di quelli di Caffe’ vita.

GuidO ai Ristoranti: The Old Home Stead Steak House di New York

Scritto 12 anni fa

Giovedi’ 21 settembre. Di ritorno dall’ultimo pomeriggio nella grande mela, lasciato appositamente libero per i classici aquisti di cose tipiche, cioe’ fatte in china e taiwan, l’incontro e’ con il buon Giacomo e Christopher, il vicino di casa, per una bistecca in compagnia.
Zona battezzata: Meat Packing District. A dire dei piu’, e anche a quanto pare, la piu’ in voga a Manhattan. Ex quartiere costellato, cinquantina d’anni fa, di macellerie, ne conserva larghe strade e palazzi perlopiu’ in mattoni. Bello, d’altronde da quelle parti c’e’ il supercool Pastis con il suo brunch indimenticabile.
Dopo vari tentativi in altri ristoranti rivelatisi pieni, la scelta e’ caduta su the Old Home Stead, www.theoldhomesteadsteakhouse.com 56 ninth av tra la 14 e la 15,
locale anche in questo caso direi storico, che si sviluppa con due sale rettagolari lunghe una fianco all’altra. Colori e legni scuri, luci da 1,22 watt, gente come al solito un po’ chiassosa, ma questo non e’ colpa del locale.
Memori del fatto che un’apetizer ti si puo’ trasformare in una cena completa, resisto due secondi dopodiche’ cedo e chiedo se fanno onion ring… non le fanno … piccola tragedia.
Ci buttiamo subito sulla carne e con spirito analitico ordino lo stesso identico “pezzo” di un paio di sere prima: New York Sirloin. Medium rare ovviamente.
Ebbene, quasi per una sorta di bilanciamento divino, la mancanza degli hula hoop fritti, vengono fantasticamente compensanti da una carne i m p e c c a b i l e.
Tutto a posto, tenerezza, succosità, crosticina, grasso ecc..
Il vino che ci ha accompagnato era un Ribeira Rojo Spagnolo di cui non ricordo la cantina, Tanto era giusto un supporto tecnico per la carne.
Infine, non sazi di tanta bonta’, ci siamo lasciati sedurre dal cheese cake della casa.
Un pezzo di torta che a giudicare dalle dimensioni, lo stampo aveva il diametro dell’ormai abusato hula hoop. Un cheese cake ricco da fare spavento, alla prima cucchiaiata il colesterolo stava gia’ organizzando un rave party.
Giudizio: ci tornerei + +

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