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"These crazy Italians were deliberately miscolouring various familiar foods in order to discombobulate their dinn... amzn.eu/beYlCun

Circa 4 mesi fa

igp

Il sistema delle Dop ed Igp, i disciplinari di produzione e i compromessi

Scritto 5 anni fa

scusate , non ci sono immagini volontariamente, chi arriva in fondo è perché gli interessa veramente 🙂

Si, incomincio a nutrire un sottile e sadomasochistico piacere nell’affrontare argomenti legati ai disciplinari di produzione. E da questi trarne massime di vita che condivido con voi e che sicuramente risolleveranno le sorti delle realtà produttive agricole mondiali *ironia*

Tra l’altro in questi giorni, dopo l’invasione dei giallo-corpi (Coldiretti),  la tutela dei prodotti (molto latu sensu) “di qualità”, è tornata prepotentemente in auge.

Partiamo dal fatto che recentemente sono stato ad una riunione organizzata dall’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) dove erano invitati gli ispettori di vigilanza dei principali Consorzio di Tutela di prodotti Dop e Igp emiliano-romagnoli.

Fermo restando la novità dell’insediamento del nuovo Capo Dipartimento, Dott Stefano Vaccari (qui anche il CV), che ha ricevuto importanti complimenti per la fervente attività dimostrata fin dai primi giorni, una prima novità che vi segnalo e che mi ha più interessato è stata la recente introduzione del c.d. “Pacchetto Qualità” dalla giovane ministro De Girolamo. 
Di buono c’è che l’Italia è la prima ad applicare la norma europea chiamata “Ex officio”, che prevede un obbligo per ogni stato membro di attivarsi – al pari dello Stato nel quale il prodotto Dop o Igp è nato – di attivarsi dicevo per sanzionare ogni attività di lesione/contraffazione delle denominazioni protette. La cosa ulteriormente nuova e apparentemente dirompente, è il fatto che la segnalazione non è solo a carico degli enti vigilatori ma di tutti i cittadini. E si potrà farlo online.

Qualche link:

la notizia con i riferimenti normativi, del Pacchetto Qualità

il sito europeo sulle Dop e Igp per i veri feticisti dei disciplinari, degli elenchi e dei riferimenti incrociati normativi

– dove i cittadini europei possono segnalare violazioni dei disciplinari di produzione

Teoricamente è un valido strumento. Vediamo che seguito avrà.

Ma mai come in questo caso sorge la domanda esistenziale. Ma questi “disciplinari di produzione” di cosa sono frutto? Le denominazioni (Dop, Igp in primis) stanno effettivamente facendo il loro lavoro?

Sarò rapido e schematico nell’esprimere una mia personale opinione, tutto è quindi rigorosamente imho:

– PRO – I vantaggio delle denominazioni:

1- TUTELA GIURIDICA: Essendo riconosciute (= hanno un valore giuridico) a livello europeo, la normativa non è più legge nazionale ma diventa appunto europea, salendo di grado nelle fonti del diritto (dovevo dirla) e quindi più “forte” in caso di azioni legali nell‘Unione Europea ma anche, non tantissimo per la verità, a livello internazionale

2- una denominazione che NON era conosciuta, si fregia di una certa ufficialità e quindi più “considerata” dagli operatori commerciali (salve eccezioni ovviamente). A mio modo di vedere è quello, in parte, successo all’Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia, che fino a 10-15 anni fa nessuno conosceva. E ora pochissimi in più certo, il sistema Dop e Igp è al grande pubblico sconosciuto, ma almeno l’operatore commerciale si sente rassicurato dal fatto che non si tratta di un’iziativa privata, di un marchio commerciale/aziendale, ma di una riconoscimento istituzionale. Quindi, riformulando questo PRO, più che aiutare la conoscenza e la relativa diffusione di una piccola produzione sconosciuta, la può sostenere in fase commerciale conferendole UFFICIALITA’. 

– CONTRO – Gli svantaggi delle denominazioni:

1- EFFETTO COMMODITY_1. Già detto, lo ribadisco, c’è una tendenza all’appiattimento verso il basso, sia dal punto di vista commerciale che economico. Tutti i prodotti cioè perdono una loro specifica identità in favore di una, unica, omologante. Uno vale l’altro e quindi l’operatore economico più grande è in grado di ricattare il produttore dicendo “se non me lo dai a questo prezzo, lo prendo da altri”. Risultato, azzeramento forza commerciale del produttore. Controprova?

Perchè, lasciando da parte il discorso di qualità organolettica, hanno così tanto successo le “differenziazioni all’interno di una Denominazione”? Esempio “vacche rosse”, “di montagna”, “ultrastagionato”,  etc.. per il Parmigiano Reggiano. Così come gli sforzi fatti da produttori privati nel far risaltare  – giustamente – il proprio marchio su quello – a volte ingombrante – della Dop.

Tutte differenziazioni (in sede di comunicazione del prodotto) che aiutano a trovare un appiglio, argomento commerciale, per uscire dal vortice della commodity. E che tra l’altro sono al limite di una possibile sanzione perchè è la stessa norma generale di Dop e Igp che non ammette differenziazioni “in meglio” dal punto di vista della comunicazioni. Un prodotto Dop , ad esempio, è uguale ad un altro. Non può essere meglio. Idem non sono ammesse pubblicità comparate tra prodotti Dop.

2- LA REALE TUTELA:

in questo caso la tutela può essere quella insita nel disciplinare di produzione oppure quella post-vendita: prendendo come punto di partenza la carenza disarmante nei controlli post-vendita, sia istituzionali che da parte dei Consorzi stessi tramite gli agenti vigilatori (che solo grandissime Denominazioni si possono permettere – quelle che si contano sulle dita di una mano), la tutela del prodotto “di qualità” dovrebbe partire innanzitutto dal disciplinare stesso.

Dovrebbe appunto. Si verifica un effetto COMMODITY_2: un inquietante appiattimento verso il basso di tale tutela.

C’è un rapporto inverso e perverso, che vorrei fosse messo agli atti dell’umanità *ironia*, tra l’entità del business che tale denominazione d’origine può generare e il grado di reale tutela che verrà inserito nel disciplinare. Il coefficiente che rende questa relazione inversamente proporzionale è il COMPROMESSO. Diventa cioè una battaglia che assume sfumature di tipo politico, il fatto di trovare un accordo che soddisfi esigenze di più produttori, dai piccoli agli enormi. E solitamente i piccoli escono mazziati ed il loro prodotto equiparato a quello degli enormi.

Dove invece ci sono solo piccoli (leggasi, non c’è trippa per gatti, non c’è business, in sostanza non interessa a nessuno), i disciplinari tendono ad essere rigorosi e seri. Esempio: Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia Dop 🙂

A volte ci sono invece produttori di medie/grandi dimensioni ma seri, possono esserci disciplinari – fortunatamente – altrettanto seri: il Parmigiano Reggiano Dop. Una delle Dop più grandi in assoluto, ma con un disciplinare che è una meraviglia. A volte “restrittivo” per il produttore che vorrebbe crescere quantitativamente.

Ma ecco gli esempi di quei compromessi che intendo:

– Aceto Balsamico di Modena Igp: 

a- nel famoso “considerando 10” introduttivo al disciplinare di produzione viene liberalizzato il termine “Balsamico”, esattamente il contrario di ciò che una denominazione di origine dovrebbe fare. Alla faccia di chi dice “eeh guarda Modena loro sì che hanno fatto della strada con il Balsamico” .. si si , risponderei io, complimenti, hanno talmente svaccato prima (oh! non tutti eh!) che quando è stato ora di proteggerlo in Europa gli hanno riso in faccia. *ironia, ma non troppa*

considerando 10 igp

In virtù di questo “considerando 10” è stata emessa una sentenza importante che ha sancito tale liberalizzazione del termine “Balsamico” : Qui c’è scritto cosa ne penso a riguardo.

 

b- il prodotto fatto con materie prime di qualità della provincia e interamente lavorato nella zona d’origine, è paragonati in tutto e per tutto (senza possibilità di differenziazione! ed è questo il vero problema) a chi usa materie prime pessime , fuori zona etc..

Ah si, l’uva lambrusco si fa anche in Puglia per dire (vedi 3° capoverso) “Il prodotto ottenuto dal Lambrusco è stato in gran parte declassato e venduto come vino da tavola, mosto concentrato per Aceto balsamico di Modena, concentrati per l’arricchimento e mosti desolforati

– Nel mondo del vino: il prosecco. l’area di produzione è diventata una caricatura e le entità prodotte hanno effetti non penso proprio benefici sul prezzo. Che poi il fatto che “prosecco” sia diventato sinonimo di “vino con bollicine” sia un effetto positivo, possiamo parlarne *ironia*

– Salumi Dop:

Dop significherebbe “tutta la filiera e relativa produzione, condizionamento etc.. nella zona di origine”. E perchè allora per certi salumi la carne può venire da altre zone e sono comunque Dop? Compromesso. Serve la Dop perchè è meglio, non possiamo ottenerla perchè per produrre tanto non sono sufficienti (o non ci sono) i maiali in quella zona specifica, facciamo pressione sulla parte politica et voilà, salta fuori la soluzione. La denominazione “Dop in deroga“. Figata multipla.

Da quest’utlima considerazione in particolare ne deriva un ulteriore CONTRO

3- LA CONFUSIONE: si pensa che Dop ed Igp vogliano dire alti livelli di tutela, ma in realtà variano molto caso per caso. 

4- i COSTI di mantenimento della Dop ed Igp: pochi e grandissime Denominazioni possono permettersi tali costi “strutturali”, sopratutto se il relativo Consorzio richiede il riconoscimento amministrativo della Tutela e soprattutto se si può dotare dell’agente vigilatore e mandarlo un po’ in giro.

Per inciso e molto chiaramente va detto che, richiedere una Dop ed una Igp, mica l’ha ordinato il dottore! Leggasi: il Pisello Rosso della valtrombina, anche senza una Dop potrebbe promozionarsi più agevolmente e con meno costi! (e qui salta fuori il discorso della massa critica di produzione). Nel caso del Pisello Rosso nè l’ufficialità ne la tutela giuridica europea valgono la candela, e non sono neppure necessarie rispetto all’impianto formale richiesto.

———

Fate bene attenzione qui che abbiamo quasi finito:

Facendo un breve riepilogo vediamo qualche PRO e molti CONTRO.

I PRO: Ufficialità e Tutela Giuridica Europea, entrambi utili in sede di commercializzazione, problematiche tipiche di produzioni agroalimentari dalle grandi masse critiche

I CONTRO:  a scapito dei piccoli produttori e che incidono – negativamente- , non solo sulla commercializzazione ma, diversamente dai PRO, anche sulla fase pre-commercializzazione, quella più importante, della PRODUZIONE. Volendo un po’ riassumere tirando l’acqua a questa tesi, si potrebbe dire che per avere un riconoscimento di “Tutela” che conferisca una ufficialità ed una protezione giuridica europa, bisogna devolvere un po’ della tutela necessaria alla produzione. Altrimenti lassù non ci si arriva.

MA non sarà per caso per questo motivo che l’85% circa del volume d’affari generato dalle “Produzioni agroalimentari di qualità” è riconducibile ad una decina di prodotti Dop e Igp (su 261 !! )? Purtroppo sembra di si. Sembra che l’intero sistema, pensato in grande, dopo ormai 20 anni sia diventato, di fatto, un complesso di norme sostenibili solo da quella decina di produzioni agroalimentari in grado di impattare pesantemente la distribuzione organizzata.

 

Ma non è così nero come appare, sembra che all’orizzonte ci siano novità come il “Pacchetto Latte” sostenuto dal serio De Castro dove si introducono sistemi di gestione di quelle “storture” che si possono creare. E attenzione, non tanto per il sistema delle tutele Dop e Igp, ma per colpa degli stessi produttori!! Si, appena vedono che si guadagna un po’ di più non capiscono più niente, gli si annebbia la vista, comprano vacche, piantano vigne, incominciano a produrre di più. E perdono il loro ruolo di custodi di un territorio.

DISCLAIMER1: non sono contrario a priori a materie prime estere, anzi. Sono contrario ad un sistema impostato in modo che non si possano legittimamente far valere le differenze e le specificità. Un sistema che uniforma, tende ineluttabilmente ad appiattire verso il basso.

DISCLAIMER2: non sono per le crociate piccoli contro grandi a priori. Esistono piccoli che fanno porcate quanto e peggi di grandi.

DISCLAIMER3: Se non si fosse capito sono per una variegata realtà agro-industriale fatta di 1000 e + prodotti di estrema eccellenza rispetto alle poche enormi produzioni che, sul mercato, soffrono di prezzo e di competitività. Penso che l’Italia sia più adatta ad un percorso così che ad andare a competere con stati caratterizzati da produzioni di sola quantità. Ciò che manca è l’unione per fare fronte comune mettendo assieme tante piccole individualità piuttosto che appiattire (verso il basso) le produzioni con la presunzione di avere una massa critica che invece, di critico, ha solo l’esistenza sul mercato una volta che entra in competizione con altre realtà internazionali. La cooperazione finora avuta è tesa ad un aumento produttivo per risparmiare i costi, che va bene, ma se non tende alla qualità estrema, non porta a niente. 

 

Citando Mario Pojer: “Per coltivare un ettaro di vigna in Trentino ci vogliono 600 ore/anno. In Australia 30”. E vogliamo fargli concorrenza sul prezzo, aggiungo io?

 

Del come si fa a perdere un prodotto “tipico” – 1

Scritto 8 anni fa

Copio e incollo dal Reg. CE 583 del 3/7/09 che istituisce l’IGP per l’Aceto Balsamico di Modena (quello da qualche milione di litri all’anno per intenderci)

“(5) La Grecia, dal canto suo, ha evidenziato l’importanza della produzione di aceto balsamico sul proprio territorio, commercializzato fra l’altro con i termini “balsamico” o “balsamon” e sulle conseguenze sfavorevoli che avrebbe la registrazione della denominazione “Aceto Balsamico di Modena” sull’esistenza di questi prodotti presenti anch’essi legalmente sul mercato da almeno cinque anni. La Grecia sostiene inoltre che i termini “aceto balsamico”, “balsamic”, ecc. siano generici.”

Lascio a voi ogni considerazione in merito.

L’Aceto Balsamico di Modena è IGP. Dobbiamo esserne felici?

Scritto 9 anni fa
La risposta di petto e’ … bah! :-/

Se bisogna essere contenti che un prodotto che può essere
– fatto con (8) vitigni coltivati in tutto il mondo
– affinato (anche solo per un giorno) a Reggio Emilia o a Modena
– imbottigliato ovunque
e si possa chiamare
“Aceto Balsamico di Modena”
allora qualcosa non mi quadra.

Sto lavorando al post per i feticisti dei dettagli (a parte me, il mio psicanalista)
a presto aggiornamenti.