Fienile in Fermento

twitter.com/andreabez

"These crazy Italians were deliberately miscolouring various familiar foods in order to discombobulate their dinn... amzn.eu/beYlCun

Circa 4 mesi fa

Mondi paralleli

I prodotti e le idee che ci hanno clonato e spunti da copiare

Scritto 10 anni fa


2001 (anno più anno meno):

Dai laboratori di Acetaia San Giacomo e Montecurto nasce la prima Gelatina di Balsamico della storia.

2003 circa: iniziano ad arrivare le prime copie. (e potremmo pure dire che tutta l’ondata di “Glasse” è partita da qui)

2003 (anno più anno meno):

Dalle menti malate dell’Acetaia San Giacomo e dalle mani di Giacomo Boidi, alias Giraudi, nascono i Cioccolatini alla Gelatina di Balsamico

Solo uno, il sig. Malpighi, aveva fatto cioccolatini con Balsamico prima, ma il concetto era diverso. Noi una gelatina in purezza, loro la “goccia” liquida.

Hanno subito un buon successo. Mi chiamano dalla Nestlè, Nespresso per l’esattezza, perche’ interessati per un eventuale abbinamento ai caffè.

Prima di partire per Losanna, sede di Nespresso, vado da un’avvocata a Bologna esperta in brevetti, marchi e diritto industriale. Niente da fare, l’ “idea” non è tutelabile. Vabbe’, in ogni caso alla Nespresso non li volevano perchè costavano troppo (quando ho sentito il loro target di prezzo mi sarei alzato senza farglieli nemmeno assaggiare).

200equalcosa: diversi “Cioccolatini alla gelatina o crema di Balsamico” escono sul mercato.

2005: dalla mia mente malata parte il progetto “Adotta una Batteria!“.


Il progetto ha un ottimo successo. In un paio d’anni lo spazio disponibile si esaurisce e gli “adottanti” vengono anche da oltre oceano.

2008/09: l’idea, mai vista prima, viene pedissequamente copiata dal progetto “Banca Aceto“.

Una rapida occhiata ed analisi al contenuto del progetto mi porta a ripetere un milione di volte, stile mantra, “non ci credo” – “non ci credo” – “non ci credo” – “non ci credo” tra lo sbigottito e una giusta dose di autocompiacimento per la serie “ve lo dicevo che era una figata e che ci sarebbe da fare un minibusiness solo su questo“.

Ho già velocemente buttato giù alcuni passaggi in virtù dei quali penso che l’idea e la comunicazione dei contenuti sia stata copiata.

Non mi rimane che porgermi alcuni quesiti che ti prego di aiutarmi a risolvere:

1- ma perchè invece di “fare finta di niente”, non hanno cercato una collaborazione così

a: spendevano meno di agenzia
b: non avendo più posto in Acetaia, gli mandavo i miei clienti
c: dove sta la propria “onestà intellettuale” quando si dice “è un’idea unica, originale“?

(penso che) il futuro non sia coltivare il proprio micro-orticello ma condividere.

2- in generale, come nei casi dei 2 prodotti testè citati, riconducibili alla fine più ad IDEE (nella fattispecie “ricette”) che a COSE INNOVATIVE (brevettabili), COME si ci può tutelare?
E’ proprio vero che non esiste nessun mezzo?

ps: come fanno altri (anche qui) non ho nessuna paura a mettere giù le mie idee o i progetti che sono ancora da sviluppare.
In particolare vorrei segnalare qualche idea nuova a chi volesse partire, una volta tanto, prima di noi e non copiare dopo:

– inizieremo batterie di Balsamico Tradizionale in Biodinamica. Nessuno l’ha mai fatto.

– la sferificazione del Balsamico. Qualcuno ci ha già pensato? Ah! vi dico subito che l’acidità potrebbe essere un problema

– il FiorDiSaba (questo è un marchio che potrebbe essere registrato) è un prodotto che un paio di anni fa ero pronto a far partire ma non ho trovato fornitori di petali di fiori adatti. Qualcuno vuol partire nel frattempo? Per fare prima consiglio di prendere le essenze di fiori che è meno complicato 🙂

pps: l’idea del Panettoncino al Balsamico NON l’abbiamo inventata noi! I primi, che io sappia e se non mi ricordo male, sono stati quelli di Fattoria Estense. Grazie per l’idea!

TASTE FIRENZE – Si parte, in rima

Scritto 10 anni fa
Da stasera a lunedì
l’Acetaia si trasferisce qui,
esporremo i nostri bei prodotti
come se fossimo in Via Condotti
ho ancora qualche omaggio
ma voglio in cambio un pezzo di Taleggio
su non fate gli sfaticati!
ne rimarrete gratificati
la fiera è alla Stazione Leopolda di Firenze
luogo di modaiole movenze
dato che ogni anno ci fanno il Pitti
e non certo zitti zitti.
Vi aspetto al banco 4B
durante tutto il dì
vi farò assaggiare due gocce di Balsamico Stravecchio
che vi farà sbarluzzare l’occhio

Bio-sensibilità. Il caso NaturaSì

Scritto 10 anni fa

E’ inutile negarlo, il 2009 si è aperto proponendomi una marea di dilemmi (enogastro)esistenziali.

La Via-del-Bio (che così posta, suggerisce interessanti spunti spirituali) è senza dubbio frutto di uno di questi dilemmi.

Giusto per ragionare a voce alta, mi sono detto:

“Commercialmente, ripeto commercialmente, parlando investo almeno il 75% del mio tempo a spiegare la differenza tra:
– un Balsamico Industriale ed uno “Tradizionale
– il fatto del caramello, piuttosto che della densità
– le differenze tra i “nomi”: …di Modena, Balsamico, Condimenti
e via di questo passo.

Solo una minima parte viene impiegata per spiegare quali sono le nostre peculiarità, perchè i Balsamici NON sono tutti UGUALI.

E solitamente, la sensibilità a certi argomenti (quelli di cui sopra) è veramente bassa.

Mi sono allora detto: “non solo certificandomi bio posso rendere trasparente il fatto che per i nostri prodotti usiamo SOLO uva (e senza chimica) MA IN PIU’ ho la possibilita’ di relazionarmi con un mercato che dovrebbe essere super-sensibile a certe problematiche (per l’appunto, quelle di cui sopra).

Ebbene, ieri vado a fare la spesa ad uno dei NaturaSì di Reggio e vedo in offerta un “Aceto Balsamico di Modena” a 1,55 Euro la bottiglia da 250 ml.
Faccio presente che il prezzo pieno sarebbe stato 2,21 Euro quando, di fianco, c’erano i semplici aceti di vino, bianchi e rossi, a 2,22 Euro.

Non so voi, ma qualcosa non mi torna:

– economicamente: il fatto di essere “Balsamico” dovrebbe rappresentarmi un plus, non un disvalore tale per cui costa anche meno dell’aceto di vino!

– materialmente: ma non avevo detto che “l’ambiente Bio” dovrebbe essere più sensibile a certe cose? Non ci si pone il problema di cosa c’e’ dentro ad una bottiglia che costa così?

Aiutatemi voi.

Incontrando Nicolas Joly

Scritto 10 anni fa

“L’agricoltura biodinamica è un’agricoltura
– quasi gratuita
– completamente sana
– che libera il contadino”

Partito stamattina all’alba dal cuore dell’Emilia direzione Cissone, provincia di Cuneo. Sede dell’Agribio, per il seminario con Nicolas Joly.

Queste erano le Langhe all’arrivo, avvolte da una nebbia che sembrava l’avessi portata in macchina con me … ed invece era gia’ qui ad aspettarmi.

E’ la terza, no, seconda volta che partecipo ad un suo seminario, la prima circa 5-6 anni fa a Roma quando Sandro lo “scoprì”.
Rimasi folgorato non tanto e non solo per ciò che diceva, assolutamente rivoluzionario, ma soprattutto dai suoi vini. Vini che confermavano che in vigna accadeva qualcosa di speciale.

Bene o male quei lucidi me li ricordavo ma quelli, ad esempio, della “Cristallizzazione sensibile” fanno sempre la loro sporca figura (qui e qui se ne è già parlato, e qui e qui altre risorse) .



Domani “ci toccherà” assaggiare una quantità smodata di vini biodinamici. Evabbè … 🙂 in ogni caso di qua non ci si muove

Minisfogo a piede libero di fine anno

Scritto 10 anni fa

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Ci stiamo lasciando alle spalle un 2008 che non è stato sicuramente facile e, come se non bastasse, quello che arriva non promette niente di buono.
Piuttosto che essere clamorosamente pessimista preferisco però pensare che, in situazioni come queste:

a- si possono trovare ottime opportunità
b- ci sarà una sorta di “selezione naturale“. Un po’ di pulizia insomma.

E’ assistere allo sgretolarsi di colossi bancari ed industriali così, dal giorno alla notte, che di fatto ti mette di fronte alla mancanza di certezze.
La completa instabilita’ di un sistema che sembrava solido ed inamovibile ci ha fatto tremare un po’ tutti. Colossi che come un nonnulla esplodono lasciando buchi pari a PIL di intere nazioni: “urka che botto!”.

Tutto ciò che sta accadendo ci mette di fronte alla constatazione che “il sistema” è, al contrario di quanto si pensi, assolutamente, delicatamente, profondamente instabile, tutto può essere messo in discussione.
E questo, a mio parere, è a dir poco liberatorio.
E’ solo se viene meno la terra sotto i piedi che si può verificare se si è in grado di volare 🙂
Se è vero infatti che così impostato il mondo penso che sia …ehm.. vediamo …. “come una macchina sportiva che a tutta velocità è diretta contro un bel muro di cemento armato” … si puo’ forse intravedere la remota possibilità che qualcosa possa cambiare. Già, yes we can! 🙂

Domande esistenziali:

Ma che senso ha un’economia che gira sui terminali? Che non genera alcuna ricchezza reale?
C’è chi trasforma vari pezzi di ferro in un trattore, un legno in un mobile, la luce del sole in vino ed allora è giusto pagare per questa trasformazione e creazione di nuova ricchezza.
Ma che senso ha, fare soldi girando posizioni debitorie? Sfruttare leve finanziarie ed effetti moltiplicatori malati che esistono solo a livello virtuale?

Che senso ha un’economia dove chi gestisce società, alla peggio anche pubbliche, non ha responsabilità comparata a quello che guadagna?
Mi hanno insegnato a scuola che ci deve essere un sistema di pesi e contrappesi, altrimenti un’azienda, un’economia, un sistema non ha senso.
Io imprendo, rischio di mio ma con la possibilita’ di guadagnare di più rispetto ad un impiegato.
Se va bene ok ma se va male, sono ca**i miei. E che ca**i!
Invece qui si assiste a persone che gestiscono aziende, guadagnano cifre mai viste e magari con risultati pessimi, senza una logica di lungo-periodo ma al contrario, di arraffa-arraffa il più possibile finchè ghe n’è.

L’organizzazione economica italiana col maggior fatturato ha solo un piccolo problema, è illegale. E allora che altri discorsi servono?

Una grande tristezza mi assale pensando a queste cose. E, tra i buoni propositi dell’anno che viene, c’è quello di ascoltare meno TV, radio ecc.. a meno che qualcuno non inventi una trasmissione di sole notizie buone!

Per quanto riguarda noi:

1- l’Acetaia chiude praticamente pari rispetto all’anno scorso. Ho solo l’impressione che pian piano si riescano a rendere più efficenti certi aspetti e quindi, più redditizia la gestione. Al solo pensiero che l’evasione dell’ordine nei primi anni di vita veniva fatta nel giro di “qualche settimana”, mi viene veramente voglia di fare Santi-subito tutti quelli che nonostante tutto hanno continuato a comprare senza mandarci a fanc’ immediatamente 🙂

2- Sottoscrivo appieno il problema evidenziato da Gianpaolo, per quanto riguarda i pagamenti da parte dei clienti. In Italia è sempre più difficile:
a- essere pagati
b- esserlo in tempi decenti
Il chè genera a sua volta difficoltà per noi nel far fronte agli impegni presi.
Già il 2008 è stato un anno di discreta potatura dei clienti “difficili” con un discreto beneficio immediato.

3- La Bottega del gatto M cresce e qui attorno ci si accorge sempre di più che … “esiste un’Acetaia!”.
Un po’ “colpa” nostra perchè la politica “zero-pubblicità-a-pagamento” di certo non aiuta ma è nostra intenzione andare avanti soprattutto con il passaparola, con i suoi pro (mezzo super efficace di marketing-virale) e i suoi contro (tempistiche assolutamente random) = chi è stato bene in Acetaia, se ne parla ci fa un favore! Grazie! 🙂

4- da anni nel cassetto c’è un progettino di commercio on-line. Il 2009 può essere quello buono.

5- il travaglio interiore mi porta a voler approfondire sempre di più l’aspetto del biologico e, per quanto possibile sul Tradizionale, anche il biodinamico. Vedremo…

Conclusione

tutto è in cambiamento, questo è l’unico insegnamento che posso seguire, quindi bisogna essere flessibili sì, ma nella propria intransigenza qualitativa.

Nel nostro settore si assiste al crescere fungineo di “nuove acetaie”, impostate su operazioni di marketing estremo, soprattutto grafico.

Vorrei che ci fosse un ritorno:

a- alla Tradizione che deve necessariamente esserci alla base di una produzione di Balsamico

b- al prodotto

purtroppo non sarà così perchè nonostante gli sforzi ciò che premia ancora nel mondo del Balsamico sono

1- grandi densità dei prodotti a basso prezzo per intenderci dei “condimenti” (l’evoluzione nonchè punto di arrivo di tale processo e’ la fantastica “Glassa” – noi quando facemmo, nel 2001, la gelatina, era solo per gioco! non pensavo si arrivasse a questo!),

2- belle confezioni indipendentemente dal contenuto (ma comunque deve essere DENSO).

La ricerca di una piacevolezza estetica (delle confezioni ecc…) penso che debba essere obbligatoria, per noi perlomeno, LO E’, proprio perchè il nostro vivere è innanzitutto estetico-simbolico (anche se non ce ne rendiamo conto), MA la china di un’estetica-vuota (senza un’equivalente qualità produttiva) è dietro l’angolo ed è per questo che la nostra mente critica deve essere sempre sull’attenti,
anche se si compra una confezione dell’Acetaia San Giacomo! 🙂

Buon anno a tutti!

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Now playing:
Paolo Conte – Leggenda E Popolo

Il vino e la “Fermentazione Naturale”. Incontro con i produttori e dilemmi esistenziali

Scritto 10 anni fa


Sabato scorso sono stato nella prima collina parmense, località Ariola per l’esattezza, ad assistere all’intervista (una sorta di continuum rispetto alla sera prima) di Sandro Sangiorgi a tre produttori di riferimento del mondo della “fermentazione naturale”.
Argomento che sarà trattato nel prossimo Porthos, il numero 32 (direi).

Parliamo di
– Loris Foradori: Prosecco.
Vittorio Graziano: Lambrusco Grasparossa di Castelvetro
Camillo Donati (padrone di casa assieme a Francesca, cuoca splendida): Lambrusco, Malvasia, Barbera.
– (produttore-bonus) …. non ricordo il nome mannaggia, comunque giovanissimo produttore dal Piacentino (Ortugo e Bonarda).

Presenti anche Damiano Raschellà e moglie (idem, zero nome scusate) e Tiziana Gallo.

Sono state tante le cose trattate, in quella che più che un’intervista e’ stata una chiaccherata tra amici, e degne di essere riportate; anche se lungi da me la volontà di rovinare la sorpresa dell’articolo che ne uscirà e che consiglio a tutti di leggersi.

Si è parlato, come se ce ne fosse bisogno, di come la DOC non tuteli, (anzi!) questi produttori che per uno strano meccanismo sono considerati l’ “eccezione”, l’ “avanguardia”, quelli “strani” rispetto ad una media che ha fatto del “vino-fatto-in-cantina” l’unica espressione normale di un territorio.

Incontrando persone come queste, ci si rende conto di come quello che e’ considerato “diverso” , dovrebbe essere la normalità, anche semplicemente come frutto di decisioni di buon-senso.

Per me, che faccio parte della categoria di quelli che si sono accorti del “privilegio” di poter accedere ad un lavoro di trasformazione di prodotti della natura (essere “produttori” insomma), e’ stata un’opportunita’ per conoscere le persone che, questo privilegio, lo vivono, spontaneamente, senza passare da quell’ingombrante fase razionale che contraddistingue la mia generazione, per la quale i libri dovevano costituire il punto più alto e che invece mi rendo conto che, sempre di più, impediscono un sano approccio alla natura, al lavoro materiale e all’umilità.

E anche il blog, e tutto quello che ci ruota attorno, non e’ che aiuti tanto in tal senso 🙂

Parlo per me? Certo! don’t worry.

Grazie a:
– Sandro per l’invito
– Gli intervenuti per quanto hanno “messo sul tavolo”
– Francesca per la “torta fritta” che si, vabbe’, dato che sono umano, era buona quasi come il nostro Gnocco fritto Reggiano 🙂

Questa me la segno …

Scritto 10 anni fa
“L’ettaro di terra coltivato a soia produce una commodity, quello a Pinot Nero produce un bene che diventera’ esclusivo e riconoscibile, la bottiglia di Champagne. Da qui la differenza di valore della terra. Il punto e’ che lo “champagne” finisce per assomigliare esso stesso a una commodity, se trattato come “champagne” e non come vino di questo o di quel produttore, frutto di questo o di quel terroir. Si vende il brand collettivo, come noi vendevamo il Chianti e il Moscato, giustamente massacrati dal mercato. In questo caso, il mercato sembra felicemente complice: tutti contenti di riconoscersi nello status symbol, va bene la bottigliona gran riserva, ma anche la bottiglia da scaffale polveroso, purche’ ci sia scritto Champagne. Come le borsette di Vuitton che vedi sull’autobus, o le ciabatte di plastica “firmate”. “
Con l’ultimo Porthos, arrivato eccezionalmente in formato “speciale” (quadrato), e’ altresi’ arrivato (in omaggio) un libro che metterei tra i top ten: “Champagne” di Samuel Cogliati con la prefazione di Sandro Sangiorgi, dalla quale ho preso le righe di cui sopra.

Innanzitutto perche’ penso che il libro sia da prendere? Perche’ e’ critico, puntuale, per niente auto(dello champagne)-celebrativo. Cose che se ne vedono poche in giro ultimamente …

Scoprire che per decenni i vignerons hanno pensato bene di risollevare le sorti di un terreno spossato da trattamenti chimici, utilizzando (= spargendo) rifiuti solidi urbani (!!!) non ha prezzo. Il che’ gia’ basterebbe per optare per un bel Franciacorta o un lambrusco la prossima volta al banco … (per chi gia’ non lo facesse)

Oppure che:

” il 50% di tuti i pesticidi usati in Francia è impiegato dalla viticoltura (che copre meno del 3% delle superfici agricole!)”

e via di questo passo, che devo dire poco incoraggiante ,se non che in tale nebbia qualche raggio di sole ci e’ dato da produttori che seguono una loro strada, lavorando rispettando il territorio e il suo frutto.

Ma in realta’ mi sono segnato questo passaggio perche’ mi riporta a quello che dovrebbe essere un punto di arrivo per tutti noi produttori (di qualsiasi prodotto).

Essere custodi di una tradizione, interpretare un territorio e fare un prodotto unico, talmente unico che diventa “universale”.
La vera “Universalità” e’ infatti data dall’estrema specificita’ …
Che poi questa strada non si sposi affatto con logiche industriali e di business, questo e’ un altro paio di maniche. Maniche “scomode” … ma un altro paio.

Acidity-mode-on:
Non per dire sempre “ma io gia’ lo dissi” …. pero qui, sul nostro sito (cosi’ come nel pieghevole che mettiamo in ogni confezione di Tradizionale) c’e’ spiegato perchè il Balsamico Tradizionale dell’Acetaia San Giacomo è diverso da quello di pincopallo. Nessuno lo dice in cosa e in come e’ diverso il suo prodotto. Ma allora?? Di chi e’ ‘sto prodotto? Tuo? Mio? Ello? Non ne vai fiero? Perche’ fai solo dei copia-incolla sul Balsamico in generale quando parli della TUA produzione, perche’ non mi dici come str@caxzo lo fai? Perche’ non mi fai vedere qualche foto? Perche’? Perche’? Perche’?
Acidity-mode-off

Riflettendo sul FoodCamp

Scritto 10 anni fa

Era la prima volta che partecipavo ad un BarCamp, e ho scoperto un mondo parallelo.
In questo mondo parallelo un po’ c’ero gia’ dentro inconsapevolmente per l’uso smodato della rete, ma non tanto dentro da arrivare alla Rete che usa smodatamente me 🙂 anche se a questo punto un dubbio mi sorge … 🙂

Le riflessioni di chi, di barcamp, ne ha gia’ passati un po’, sono gia’ oltre alle mie di natura prettamente “iniziatiche”.

In generale penso che la formula sia geniale: il fatto ad esempio che un wiki abbia il potere di concretizzarsi in un incontro reale, soprattutto se la finalita’ non e’ -solo- la magnaccia in compagnia ma anche e soprattutto quel taglio para-seminariale/costruttivo/collaborativo/esplorativo su un argomento specifico.

In sostanza, a parte gli interventi “personali” che parlano di esperienze gia’ in essere, e che possono fungere da veri i propri case-history (ad esempio Fattoria italiana, Parco dei Buoi, Ewsp, San Lorenzo, Acetaia San Giacomo), penso sia interessante come l’analisi della questione “Food” in rete offertaci da
– Gianna (di TrashFood) con questa sua presentazione
Vittorio Pasteris che partendo dalla crisi dei critici cinematografici, metaforicamente si riferiva a quelli “enogastronomici” soprattutto online
Giovy, con la sua presentazione vino 4.0 con una panoramica degli eno-siti/blog presenti in rete (e ci ha lasciato a mezz’aria con una novita’ in questo campo, che a quanto pare lo coinvolge molto da vicino)
dicevo, l’analisi della questione Food e web ha dato spunti interessanti che potrei riassumere cosi’ (sintesi che pregherei modificare/ampliare)

– manacanza di siti di riferimento per l’e-commerce di cibo (una volta lo era Esperya)

– praticamente idem per il vino ma per quest’ultimo, in piu’, nessuna piattaforma in stile 2.0 veramente attiva

– tanta quantita’ ma poca qualita’ da parte dei c.d. “appassionati del gusto” online, laddove si debba giudicare un ristorante, un prodotto, un vino. Personalmente trovo tali giudizi il piu’ delle volte approssimativi, indice della superficialita’ utilizzata nel trattare gli argomenti del cibo e del vino alla stregua del calcio ove “tutti sono allenatori”.

– constatazione che il prodotto “tipico di qualita’” faccia fatica a seguire le stesse dinamiche di altri bene “fungibili” (libri, cd, tech ecc…). Le loro peculiarita’ rendono doverosa una formula diversa, piu’ specializzata, e non condivisa con altri prodotti extrafood

– … (verranno in mente)

L’appuntamento per il prossimo FoodCamp per proseguire nei discorsi avviati e’ a settembre a Riva del Garda, in occasione del BlogFest.

Un grazie di cuore a Franceso Travaglini e a tutta l’amministrazione comunale di San Martino in Pensilis con particolare riguardo al mitico Costantino (detto anche “quello bello” in contrapposizione a quello di Maria de Filippi) per l’ospitalita’ e la perfetta organizzazione.

————– English version

Reflecting on FoodCamp

It was the first time that I took part in a BarCamp, and I discovered a new world. A world I somewhat knew considering my exaggerated use of the www, but not enough to reach that net, that uses me…although at this stage I’m starting to have some doubts….

The reflections of those like me, are already past simply initial but aren’t at the same level of those who have great experience.

More generally I think that the format is brilliant: the fact for example that a wiki has the power to become concrete/practical in a real life meeting, having a goal and by goal I don’t only mean eating and drinking in company but also constructive, lesson-like, cooperative, analytical, hypothetical cut on a specific argument..

Basically, other than the participants that spoke of their personal experience already in existence, which we can view as case-history (for ex Fattoria italiana, Parco dei Buoi, Ewsp, San Lorenzo, Acetaia San Giacomo), I find it interesting that we analysed the matter “Food” online, and in particular the speakers:
Gianna (of TrashFood) with with her presentation
Vittorio Pasteris that started off by of the crisis in movie critics but was metaphorically speaking of travelfood critics and especially those on-line.
Giovy, with his presentation wine 4.0, and an outlook on all wine-sites and blogs present on the net (and he left us in the middle of something we’d never heard of in this field, that apparently involves him very closely).
As I was saying, this analysis on food and web gave us some interesting “food for thought” that I will try to sum up like this ( please modify or extend if necessary)

– lack of reference web sites for food e-commerce (there once was Esperya)

– same thing for wine, although here we don’t even have a 2.0 style truly active platform.
– all this quantity, but scarce quality on behalf of c.d. ( taste experts and lovers) on-line when a restaurant, product or wine needs to be judged. Personally I find many of these evaluations, mostly approximate a mere indication of how superficial critique on food and wine can be and of how everyone seems to know everything and ois ready to teach.
– we realised that the “typical, quality product” has a harder road to travel and follow the same processes which other goods have (books, cd’s hi-tech etc). The pecularities give these products the right to a different more specific process which can’t be shared with other non-food products.

– … (they will come up )

The next FoodCamp programmed to continue some of the never-ended discussions, is in September, Riva del Garda, during the BlogFest

A thank you from the heart goes to, Franceso Travaglini and the municipality of San Martino in Pensilis with particular attention to Costantino for his hospitality and perfect organisation.

Mo guarda un po’ cosa salta fuori!

Scritto 11 anni fa

Take a look at this!

Correva l’anno ’92 … m i l l e n o v c e n t o n o v a n t a d u e … e gia’ si parlava del Balsamico di Reggio “più fedele alla Tradizione Rispetto a Modena ” … e per di piu’ detto da un mudnèz!!

Back in 1992…..n i n e t e e n n i n e t y t w o…. people already spoke of how Reggio’s Traditional Balsamic Vinegar was closer to tradition if compared to Modena’s…..and this was said by a modenese!!!

Ma allora il buon Raspelli nel suo articolo non ha detto niente di nuovo!
Allora e’ completamente scagionato … che bello, e tutti vissero felici e Balsamici.

But then good old Raspelli in his article didn’t say anything that hadn’t already been said!
Thus any responsibility is taken away from him……and they lived happily ever after.

Bonus picture:

tramonto di stasera
Tonight sunset

Mondi Paralleli

Scritto 11 anni fa

Ieri sera a Vignola e’ iniziato il corso per “Aceto Balsamico di Mele”.
Le attinenze con quello di uva (il Balsamico Tradizionale per intenderci) sono enormi, daltronde siamo sempre nell’ambito di “succhi di frutta” cotti, fermentati ecc… tant’e’ che certi lo facevano di pere, di more di gelso ecc… il problema qual’e’?
E’ che pensavo che fosse una cosa molto tranquilla e relax, tipo che vai li’ e ti senti le peculiarita’ della mela rispetto all’uva per quanto riguarda fermentazione ed acetificazione … ed invece il primo relatore, il sig. Beghi, con il suo mudnès scientifico, mi ha letteralmente aperto la porta su mondi paralleli e tolto giusto quel paio di certezze balsamico-produttive, che sembravano ormai consolidate.

Che bello ricomciare da capo! 🙂

ENGLISH VERSION ———-
Sliding Doors

Last night in Vignola a course on “Apple Balsamic Vinegar” began. The similarities with the grape one (Traditional Balsamic vinegar) are numerous, considering we are talking about fruit juices which are cooked, fermented…etc to the point that some people used to make it with pears, blackberries etc, where is the problem?
The problem lies is the fact the I was expecting something relaxed and easy, like going there and hearing about the differences between apple and grapes regarding fermentation and acetification and instead of this, the first speaker, Mr. Beghi, in his scientific mode or mood, literally opens up new case scenarios on this new world taking away the few certainties on balsamic vinegar and how it is produced which I had.

It’s great to start all over!