Fienile in Fermento

twitter.com/andreabez

"These crazy Italians were deliberately miscolouring various familiar foods in order to discombobulate their dinn... amzn.eu/beYlCun

Circa 6 mesi fa

Resume’ il consomme’

Trussardi cafè, serata di degustazione con Carol Bouquet e me!

Scritto 9 anni fa

Che tipo di reazione avresti di fronte all’invito rivolto a te, piccolo produttore della campagna emiliana, da parte del direttore del Trussardi Cafè di Milano, per fare una presentazione dei tuoi prodotti nell’ambito di una serata dove è ci sarà pure una guest star per presentare, a sua volta, un suo prodotto?

Devo dire che non è stato facile metabolizzare la richiesta e dire di si.

La guest star in questione era Carole Bouquet quella che, per farmela visualizzare mi hanno suggerito che “interpretava il ruolo di ricercatrice nel cult movie Bingo Bongo”. Me la sono ricordata subito, era semplicemente spettacolare.
Madame Carole Bouquet è produttrice, a Pantelleria, del passito “Sangue d’oro” che è distribuito in Italia da Meregalli.

Ed ecco i pregiudizi, quelli che ti portano a pensare che un vino prodotto da un vip, innanzitutto non sia veramente da lui prodotto, ed ancora, che il vino in questione trovi facilmente distribuzione (e Meregalli, è un ottimo distributore a mio avviso!) perché forse i rappresentanti, e a cascata i rivenditori, possano utilizzare come argomento di vendita il fatto che un’attrice francese si sia messa a fare vino a Pantelleria etc.. etc… sorvolando quindi sulla bontà o meno del prodotto. E come sappiamo, di questi tempi, di “argomenti” ce n’è veramente bisogno.
Insomma, direi che sono approdato in piazza della Scala molto prevenuto, era poco.

La serata, che si è svolta il 2 luglio, è stata innanzitutto la prima di una serie di altri appuntamenti che si faranno, più o meno con la stessa dinamica, nei prossimi mesi.
Ideato dal bravo Giovanni Fiorin direttore del Cafè, il “format” è quello di una mini-cena solo su invito, massimo 15/20 persone tutte sedute attorno ad un unico tavolo nella veggy-veranda estiva dove si possa incontrare un produttore di vino, affiancato da un altro produttore, magari di food. Buon motivo per invitare opinion-leader del settore, ottimi clienti e giornalisti.

La serata è iniziata in perfetto orario, a mia sorpresa nella veranda estiva continuava l’andirivieni della clientela, gettando le basi per un ambiente non facile da gestire in termini di attenzione e rumore di fondo.
Nonostante io ami smodatamente il mio prodotto, sono perfettamente consapevole che sfracellare i testicoli sul perché e percome del Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia, non costituisca un’attività molto ludica per chi sta ad ascoltare e per questo la situazione mi sembrava difficile.

Infatti, resasi conto del fatto che era impossibile parlare e farsi sentire da tutti, M.me Bouquet si è alzata in piedi di spinta ed ha incominciato a spiegare, in ottimo italiano, la sua creatura.
E’ stato come vedere l’arcangelo Gabriele, non solo per il fascino della signora in un elegante abito bianco, ma anche e soprattutto per il piglio appassionato col quale ha introdotto il suo amore per l’isola e per il suo vino. Tutti si sono ripresi da un apparente torpore e disattenzione e hanno incominciato a seguire il racconto.

Le belle foto di VG (grazie mille per il bel reportage!) rendono l’idea della partecipazione che Carole Bouquet ha messo nella sua presentazione, ricca di tali dettagli da far impallidire il migliore degli enologi.
Ha inoltre chiarito che si, non è lei fisicamente a potare, pigiare l’uva, fare i travasi, imbottigliare etc… facendo comprendere quanto il ruolo di produttore non sia solo quello legato alle operazioni materiali, ma includa anche altri livelli di partecipazione, la scelta della persone giuste, decidere maturazioni, assaggiare prove, utilizzare certi materiali di affinamento o meno … insomma, molto ma molto di più di quello che mi sarei aspettato da un’attrice impegnata nel wine-business, facendo così cadere buona parte dei miei pregiudizi.

E il vino? Innanzittutto azzardata quanto riuscita l’idea di servire il passito a tutto pasto.
A mio parere, stante l’impossibilità di una perfetta gestione della temperatura del vino per la situazione che si era creata (si poteva girovagare dal 2005 al 2006 a piacimento, facendosi riempire il bicchiere ad libitum), appena si scaldava un po’ troppo, diventava difficile approfittarne; nonostante questo i piatti creati dallo Chef Andrea Berton erano una scusa golosa per la degustazione.
Onestamente non ricordo quale dei due mi sia piaciuto di più, ero un po’ teso per via della presentazione che avrei dovuto fare per stare al livello della situazione che si era creata. Ho scomodato addirittura Virgilio in latino per raggiungere l’obiettivo e in più, non poteva mancare il mio insinuarsi come un’anguilla tra gli invitati, offrendo alcune gocce di Balsamico Tradizionale sui loro piatti.

Ho comunque avuto la riprova che sì, può essere che la firma dell’attrice posta sull’etichetta costituisca uno degli argomenti di vendita ma contemporaneamente, quando si assaggia il vino, si comprende che non avrebbe mai messo quella firma su un vino che non l’avesse quantomeno eguagliata dal punto di vista della personalità e della riconoscibilità.

Personalità che ha toccato il massimo quando alla mia richiesta “vuole due gocce di Balsamico Tradizionale bollino Oro Extra-vecchio sul dolce?” (cannolo siciliano), lei ha risposto: “no, sul dolce no grazie”.
CHI può rifiutare 2 gocce di Oro su di un dolce? Solo l’arcangelo Gabriele, e Carole Bouquet ☺

Minisfogo a piede libero di fine anno

Scritto 10 anni fa

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Ci stiamo lasciando alle spalle un 2008 che non è stato sicuramente facile e, come se non bastasse, quello che arriva non promette niente di buono.
Piuttosto che essere clamorosamente pessimista preferisco però pensare che, in situazioni come queste:

a- si possono trovare ottime opportunità
b- ci sarà una sorta di “selezione naturale“. Un po’ di pulizia insomma.

E’ assistere allo sgretolarsi di colossi bancari ed industriali così, dal giorno alla notte, che di fatto ti mette di fronte alla mancanza di certezze.
La completa instabilita’ di un sistema che sembrava solido ed inamovibile ci ha fatto tremare un po’ tutti. Colossi che come un nonnulla esplodono lasciando buchi pari a PIL di intere nazioni: “urka che botto!”.

Tutto ciò che sta accadendo ci mette di fronte alla constatazione che “il sistema” è, al contrario di quanto si pensi, assolutamente, delicatamente, profondamente instabile, tutto può essere messo in discussione.
E questo, a mio parere, è a dir poco liberatorio.
E’ solo se viene meno la terra sotto i piedi che si può verificare se si è in grado di volare 🙂
Se è vero infatti che così impostato il mondo penso che sia …ehm.. vediamo …. “come una macchina sportiva che a tutta velocità è diretta contro un bel muro di cemento armato” … si puo’ forse intravedere la remota possibilità che qualcosa possa cambiare. Già, yes we can! 🙂

Domande esistenziali:

Ma che senso ha un’economia che gira sui terminali? Che non genera alcuna ricchezza reale?
C’è chi trasforma vari pezzi di ferro in un trattore, un legno in un mobile, la luce del sole in vino ed allora è giusto pagare per questa trasformazione e creazione di nuova ricchezza.
Ma che senso ha, fare soldi girando posizioni debitorie? Sfruttare leve finanziarie ed effetti moltiplicatori malati che esistono solo a livello virtuale?

Che senso ha un’economia dove chi gestisce società, alla peggio anche pubbliche, non ha responsabilità comparata a quello che guadagna?
Mi hanno insegnato a scuola che ci deve essere un sistema di pesi e contrappesi, altrimenti un’azienda, un’economia, un sistema non ha senso.
Io imprendo, rischio di mio ma con la possibilita’ di guadagnare di più rispetto ad un impiegato.
Se va bene ok ma se va male, sono ca**i miei. E che ca**i!
Invece qui si assiste a persone che gestiscono aziende, guadagnano cifre mai viste e magari con risultati pessimi, senza una logica di lungo-periodo ma al contrario, di arraffa-arraffa il più possibile finchè ghe n’è.

L’organizzazione economica italiana col maggior fatturato ha solo un piccolo problema, è illegale. E allora che altri discorsi servono?

Una grande tristezza mi assale pensando a queste cose. E, tra i buoni propositi dell’anno che viene, c’è quello di ascoltare meno TV, radio ecc.. a meno che qualcuno non inventi una trasmissione di sole notizie buone!

Per quanto riguarda noi:

1- l’Acetaia chiude praticamente pari rispetto all’anno scorso. Ho solo l’impressione che pian piano si riescano a rendere più efficenti certi aspetti e quindi, più redditizia la gestione. Al solo pensiero che l’evasione dell’ordine nei primi anni di vita veniva fatta nel giro di “qualche settimana”, mi viene veramente voglia di fare Santi-subito tutti quelli che nonostante tutto hanno continuato a comprare senza mandarci a fanc’ immediatamente 🙂

2- Sottoscrivo appieno il problema evidenziato da Gianpaolo, per quanto riguarda i pagamenti da parte dei clienti. In Italia è sempre più difficile:
a- essere pagati
b- esserlo in tempi decenti
Il chè genera a sua volta difficoltà per noi nel far fronte agli impegni presi.
Già il 2008 è stato un anno di discreta potatura dei clienti “difficili” con un discreto beneficio immediato.

3- La Bottega del gatto M cresce e qui attorno ci si accorge sempre di più che … “esiste un’Acetaia!”.
Un po’ “colpa” nostra perchè la politica “zero-pubblicità-a-pagamento” di certo non aiuta ma è nostra intenzione andare avanti soprattutto con il passaparola, con i suoi pro (mezzo super efficace di marketing-virale) e i suoi contro (tempistiche assolutamente random) = chi è stato bene in Acetaia, se ne parla ci fa un favore! Grazie! 🙂

4- da anni nel cassetto c’è un progettino di commercio on-line. Il 2009 può essere quello buono.

5- il travaglio interiore mi porta a voler approfondire sempre di più l’aspetto del biologico e, per quanto possibile sul Tradizionale, anche il biodinamico. Vedremo…

Conclusione

tutto è in cambiamento, questo è l’unico insegnamento che posso seguire, quindi bisogna essere flessibili sì, ma nella propria intransigenza qualitativa.

Nel nostro settore si assiste al crescere fungineo di “nuove acetaie”, impostate su operazioni di marketing estremo, soprattutto grafico.

Vorrei che ci fosse un ritorno:

a- alla Tradizione che deve necessariamente esserci alla base di una produzione di Balsamico

b- al prodotto

purtroppo non sarà così perchè nonostante gli sforzi ciò che premia ancora nel mondo del Balsamico sono

1- grandi densità dei prodotti a basso prezzo per intenderci dei “condimenti” (l’evoluzione nonchè punto di arrivo di tale processo e’ la fantastica “Glassa” – noi quando facemmo, nel 2001, la gelatina, era solo per gioco! non pensavo si arrivasse a questo!),

2- belle confezioni indipendentemente dal contenuto (ma comunque deve essere DENSO).

La ricerca di una piacevolezza estetica (delle confezioni ecc…) penso che debba essere obbligatoria, per noi perlomeno, LO E’, proprio perchè il nostro vivere è innanzitutto estetico-simbolico (anche se non ce ne rendiamo conto), MA la china di un’estetica-vuota (senza un’equivalente qualità produttiva) è dietro l’angolo ed è per questo che la nostra mente critica deve essere sempre sull’attenti,
anche se si compra una confezione dell’Acetaia San Giacomo! 🙂

Buon anno a tutti!

—————-
Now playing:
Paolo Conte – Leggenda E Popolo

Dalle quinte …

Scritto 10 anni fa

Penso che ogni turista voglia evitare il “classico giro da turista” e gustarsi il posto da un punto di vista diverso, oseri dire “piu’ vero”.

LA e dintorni l’ho vista cosi’. Ancora, il “Privilegio”, quello datomi dal Balsamico Tardizionale, mi ha permesso di entrare nei ristoranti dalla porta di servizio, nelle cucine. E ognuno puo’ giudicare questo, una cosa buona, o no. Secondo me e’ la fine del mondo.

Soprattutto se poi si finisce in sala a mangiare 🙂

I posti che -mi ricordo e che- ho visitato cosi’, tra martedi’ e mercoledi’ 1 ottobre dopo il Farmer Market:

Melisse

ed altri …

Resoconto del Galà del Gusto

Scritto 10 anni fa

Lunedì e Martedì scorso (28 e 29 luglio) sono stato a Cannobio, sul Lago Maggiore, per il Galà del Gusto, organizzato dalla bellissima enoteca “Casa Bava” e “La Casera” (formaggi buoni!) di Eros.

L’organizzazione e il posto sono stati a dir poco perfetti.
L’ingresso era attorno i 25 euro, ad ognuno veniva dato il calice e si poteva così girare per le postazioni assaggiando a ruota libera.
La clientela era mista svizzer-tedesc-italiana. Abbondante e direi “ben propensa all’acquisto”, il chè ha favorito un abbondante -e sempre gradito- rientro nelle spese e qualche contatto in zona che spero di far fruttare.

Una visione dall’interno ad inizio serata.

Eccolo qui il mio “80 cm 80” di tavolo con esposto tutto l’esposibile; ho tra l’altro adottato con successo il metodo “prezzi con suggerimento”, cioe’ ogni cartellino recava un veloce suggerimento per l’utilizzo del prodotto in questione. Sembra, ma aiuta! 🙂

Di fianco a me due produttori che vorrei segnalare:

1- Azienda agricola ed agrituristica L’uga Murella, zona Imperia quindi: Olio Extra vergine buono monocultivar taggiasca (e non solo mono-) e aglio di vessalico. Io, mai sentito! cosi’ ne ho portato a casa un paio di trecce.

2 -Azienda vitivinicola Ettore e Livia Fontana di cui mi e’ rimasto impresso (e anche quello e’ venuto a casa con me) un Barolo vecchio stile (assaggiato il 2004) veramente interessante (come dice sempre Paolini)

Ho infine conosciuto i proprietari dell’Az. Agr. G.D. Vajra. Utilizzavo il loro vino quando ero ai lavori stagionali al Bar Roma. Persone gradevolissime con le quali ho fatto una delle mie solite figure da bifolco: mi avevano chiesto una bottiglia di condimento per il loro figlio che ne va matto e alla fine avevo venduto tutto senza tenergliela … complimenti! Scuse pubbliche con promessa di rimedio …

—————— English version

Summary of the Gala of taste

Last Monday and Tuesday (July 28th and 29th) I was in Cannobio, on the Maggiore Lake for the Gala of Taste, organised by the wonderful “Casa Bava” wine shop and “La Casera” (great cheese) of Eros..

Organisation and venue were absolutely perfect.
Entrance was around 25 euro and each visitor was given a high stemmed glass and you could actually walk around and taste as much as you liked. There were many people, Swiss, German and Italian and thanks to this I was able to make some new contacts in this area which I hope will give a return.



Inside view at the beginning of the evening.


Here’s my “80 by 80 cm” table with everything I could possibly fit onto it, I also used a new “price with suggestion” tag, a quick explanation on how to use each product written on it. It actually helps!

Next to me are two producers I would like to write about and suggest :
1.- 1-L’uga Murella Agritouristic and Agricultural Buisness in Imperia, thus: Extra Virgin Olive Oil, monocultivar Taggiasca and Garlic from Vessalico. I’d never heard of it, so I brought some home.

2 –The wine producing business Ettore e Livia Fontana that impressed me with an old Barolo (tasted it in 2004) and that was very interesting…so it came home with me!

I also met the owners of the G.D.Vajra Agricultural Business. I already knew their wine from back when I used to work at the Bar Roma. Very nice people that I made a fool out of myself with since they had asked me for a bottle of Condimento for their son that loves it and I sold everything without putting one aside…..

I’m publicly saying I’m sorry and promise to make it up to them…..

Un Po di Musica, serata inaugurale

Scritto 10 anni fa

Anche se un po’ in ritardo metto il link alle foto della serata inaugurale del progetto”istituzionale” (Assessorato Turismo della Regione Emilia Romagna + le varie province interessate) “Un Po’ di Musica“, che si e’ aperto in quel di Boretto sabato 31 maggio.

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Molto brevemente, a parte la netta prevalenza dei tramonti, le foto scandiscono un po’ tutti i momenti della serata, in compagnia della “maestosa” piena del fiume Po (in fondo al Post la comparazione tra quella sera e la serata dopo), che e’ partita con un buffet privèe sulla motonave stradivari, gentilmente offerto dalla Regione (grazie).

La serata era condotta da un Red Ronnie piu’ cineoperatore che mai (in background in alcune foto del concerto) e il leit-motiv musicale e’ stato il territorio, i canti di lavoro popolari rievocati dal Maestro Sparagna con la sua orchestra della Taranta.

Bravi, bravi, bravi. Se ci fosse stata mia madre sarebbe svenuta, noi abbiamo ascoltato semplicemente a bocca aperta :O

Special guest, Cristina Dona’, Moni Ovadia, Cristicchi. Una canzone per uno, interpretata con cuore (e gambe per Cristicchi che balzottava qua e la’ sul palco 🙂

Un’apertura abbastanza incazzata (politicamente) dei Modena City Ramblers che, a discapito dei recenti risultati elettorali, come si dice in gergo gattofilo “hanno segnato subito il territorio”… non so se mi spiego …

Commoventi, a dire poco, gli spezzoni audio dei film epici “Don Camillo e Peppone”. Tra l’altro quest’anno e’ il centenario della nascita di Giovannino Guareschi e, la prossima serata di Musica proprio a Brescello, giovedì 12, e’ tutta per lui! Auguri!

Chiusura con fuochi d’artificio, per non farci mancare niente…

Infine, una segnalazione doverosa per il contrabbassista dell’orchestra che con un assolo durante un pezzo ci ha cappottati tutti, talmente cappottati che pensavo di farci un filmatino invece stavo semplicemente in piedi con la macchina fotografica accesa 🙁


Il nome devo assolutamente recuperarlo, dopo breve ricerca puo’ essere Claudio di Trapani, ma non sono sicuro.
—–
Update dopo risposta via mail direttamente dal Maestro Ambrogio Sparagna: il contrabbassista si chiama Alessandro Gruja.
—–
Non c’era “Troppa” gente, ma sicuramente perche’ il tutto e’ stato organizzato un po’ last-minute. Penso che sia stata una bella iniziativa, ma solo se e’ la prima di una lunga serie, potrebbe diventare un appuntamento fisso pre-estivo col quale dare vita al Grande Fiume un po’ sacrificato rispetto alla preferenza che il Turismo sta avendo nei confronti della Montagna … non so se mi spiego …

Situazione del livello 31 maggio

Situazione la sera dopo
OOopps! :O

Non venite piu’ al mare in Romagna!!

Scritto 11 anni fa
Se arrivo a dire una cosa come questa, vuol proprio dire che sono disperato.

Premessa

Ieri, prima della conferenza stampa, sono stato ad una riunione in Regione per parlare della seconda edizione del progetto “Un Mare di Sapori“.
L’obiettivo dell’assessorato all’agricoltura e’ quello di utilizzare il bacino della riviera romagnola con i suoi 40-45 milioni e passa di presenze (posti letto venduti), come vetrina dell’agroalimentare di qualita’ dell’entroterra: missione impossibile! NON ci vogliono!

Inutile, ma non troppo, precisare che

1- la Romagna vorrebbe la secessione dall’Emilia. A prescindere! 🙂

e che

2- la riviera non ha mai, stando alle voci degli operatori locali, voluto collaborare con il suo immediato entroterra .
Figuriamoci con il resto dell’Emilia.

Bene, 5000 e piu’ sono i locali-esercizi ecc… che danno ospitalita’ ai turisti.
Sono sempre stati e saranno il nostro biglietto da visita.
Bene, quali sono i prodotti che vengono dati a tutti questi turisti e che dovrebbero rappresentare la nostra identita’-territorio? Salame milano, Nero d’avola, cotoletta alla milanese ecc.?.. 🙁

Bene, allora diciamola tutta:
– il mare in Romagna fa schifo. Punto.
– il latinlover&sexmachine Emiliano-Romagnolo e’ ormai scomparso
– il rapporto qualita’/prezzo, rispetto ad altre mete tursitiche e’ assurdo!
Allora, cos’e’ che fece fare tanta strada alla costa romgnola? Dal mio punto di vista era la famosa “gestione famigliare” della pensioncina, la madre, la azdora, che faceva da mangiare e ti coccolava per bene. Il calore della vera ospitalita’ insomma. Questo e’ un valore.

Da famigliare la gestione e’ diventata imprenditoriale.
L’ospitalita’ si e’ trasformata in una sudditanza esasperata al conto economico, perdendo di vista i valori intrinseci del prodotto offerto.
Non che prima le famiglie fossero in perdita, per carita’, ma sapevano (spontaneamente) che punti di forza mettere in gioco.

Fare un piatto con un prodotto di qualita’, puo’ incidere di pochi centesimi rispetto ad un prodotto poco buono (e magari extraterritoriale).

Il valore del territorio e’ l’unico che (gli) rimane da giocare. Non ci sono storie.

L’anno scorso il progetto prevedeva anche una serie di incontri con i ristoratori, per sensibilizzarli sul prodotto locale (ne’ tipico, ne’ km zero eh!). Di quei 5000, hanno aderito in 80.
Che dire….
Che siamo qui, nel 2008, a dover pregare quelli della costa per trovare una collaborazione, che sarebbe frutto di semplice buonsenso.
Che alla fine non hanno ancora capito che gli unici che ci guadagnerebbero veramente, sarebbero solo loro.

Detto questo allora, boicottiamo la costa romagnola e andiamo tutti in Grecia a mangiare feta e tzaziki! (con ruttino all’aglio incorporato 🙂

Gabicce (praticamente, Marche)

—— English Version

Stop coming to Romagna’s beaches!!

If I’ve reached this point, it means I’m totally desperate.

Introduction
Yesterday, before walking into the press conference, I was at a meeting at the region’s headquarters to talk about the second edition of the project “ A sea of taste”.
The goal of our ministry of agriculture is to use our Riviera (Romagna)with its 40-45 million presences/tourists, as a window for quality food and agriculture of the hinterland: mission impossible! They don’t want us!

It is at this point useless to mention that:
1. Romagna wants secession from Emilia. No matter what!

and that

2- the riviera has never wanted to cooperate , according to local OPERATORI, with its hinterland……let alone the rest of Emilia.
Well, 5000 or more are the stores, restaurants, hotels etc that welcome tourists. They have always been and will be our business card (presentation).
Ok, so which are the products given to all these tourists and that should represent our identity-territory? Salami from Milan, Nero d’Avola wine, milan breaded cutlet and so on….?
Well then let’s get to the end of it:
– the sea in Romagna is terribile. Period
– there was once was the stereotyped latinlover&sexmachine idea of the Riviera male which today has disappeared.
– the quality/price relationship, if compared to other touristic destinations is absurd!
Then what is it that go our riviera so far? From my point of view it was the family management, the mother, that managed a small hotel, cooked and cuddled you. The warmth of real hospitality, this is a real value. .

From family management we now have entrepreneurial management.
Hospitality is enslaved to economical profits, and they’ve lost the values that were once the real goals and made the difference.
Not that years ago these families were in loss, and didn’t make good profits, but, they knew which they’re strong and weak points were.
Between making a dish with a quality product and a not so regional scarcer quality implies only a few cents difference.
The value of (their) land is the only thing that is left. Absolutely

Last year the project predicted a series of meetings with restaurant owners, to explain local products, of the 5000, only 80 agreed and supported this initiative.
What else is there to say…..
Here we are, in 2008, having to beg those from the coast to cooperate with us, and it’s only common sense….all they need to understand is that the only ones that they are the ones that would get something out of it.
Having said this, let’s boycott the riviera romagnola and go to Greece and have some feta e tzaziki! :

Un mese di (buona) musica nel cuore dell’Emilia

Scritto 11 anni fa

Parte sabato 31 maggio, con un evento gia’ di per se’ molto interessante, a Boretto (RE), la prima edizione di “Un Po di Musica”: opera dell’assessorato al turismo dell’Emilia Romagna in collaborazione con le varie province rivierasche e con le Strade dei vini e dei Sapori della Regione Emilia Romagna.

Vi consiglio vivamente-caldamente-proattivamente di venire a gustare l’autenticita’ del nostro territorio (e non preoccupatevi per le zanzare che solitamente non pungono gli stranieri :).

Il programma, compreso di date, location e artisti sara’ disponibile nel relativo sito da domani

Stamattina ore 11,45 circa c’e’ stata la conferenza stampa a Bologna, in via Indipendenza.
Innanzitutto merita una citazione il luogo: l’hotel I portici, 4 stelle carpiate+lusso, aperto a novembre dell’anno scorso. Spazi sontuosi ed abbondandi, affreschi pazzeschi tirati fuori da una ristrutturazione imponente, talvolta violenta nei confronti dell’architettura di base, aggiungendo momenti un po’ troppo international-hotel-style. Da vedere il teatrino adibito a conferenze e la terrazza spettacolare che a quanto pare sta andando molto per gli aperitivi.

Durante la presentazione stampa, esibizione di Robert Bisha, origini albanesi.

Subito pensavo stesse accordando il piano, poi ho realizzato che facevo proprio parte dello stile musicale … beata ignoranza …

C’era anche Red Ronnie, piu’ vegetariano che mai (appena visto il buffet salumi-based,
stava per addentare le gambe di un tavolo in segno di protesta), al quale e’ stata affidata la presentazione di alcune serate degli eventi sul Po.
L’ho avvicinato per sapere se si ricordava dell’acetaia ecc.. dato che e’ stato qui tre volte (mandando in panico la cucina con richieste vegetali praticamente inconcepibili da queste parti e santificando i “danni economici” derivati dal consumo della carne … ronf ronf ronf..); con un mezzo sorriso (forse) ha sbruffato che si ricordava. Punto. Simpatia: 4 + 🙂

Nonostante questo noi amiamo l’aurea irraggiungibile degli artisti … soprattutto se servono alla causa del territorio 🙂

Forza, tutti a Boretto per la serata inaugurale!!

flickr

Re-post: Riflettendo sul Cibus 2008

Scritto 11 anni fa

Causa un’Acetaia (per sicurezza lo linko non si sa mai che qualcuno mi vada su Ponti 🙂 mai cosi’ tanto frequentata e visitata, quest’anno il mio Cibus e’ stato veramente “residuale”: solitamente la mattina fina all’ora di pranzo, poi via.

Forse meglio, diciamo … piu’ “mirato”
Accettando anche il rischio di perdere il leggendario “colpo di … cul-fortuna” che puo’ piovere giu’ da un momento all’altro con l’imprevisto contratto con un megaimportatoreinterstellare 🙂

Nonostante questo, mi prendo la liberta’ di buttare giu’ qualche considerazione.

Innanzitutto, dal punto di vista dei prodotti, non ho visto grandi novita’ (e questo e’ un buon segno). Dove per grandi novita’ mi riferisco a quelle cose che, fino a quel giorno, non avresti mai pensato fossero edibili (come questi salami qui ad esempio).

Nel mio ambito, qualche “nuova” (?) acetaia o qualche fusione tra acetifici gia’ esistenti. Le confezioni dei Balsamici si sprecano, cosi’ come le “densita’ cremose” dei condimenti degli aceti in generale.

In linea di massima, relativamente ai visitatori, ribadisco la tendenza generale che potete trovare al punto 2 di questo post relativo al Merano Wine Festival del 2006.

Mi e’ stato chiesto da clienti americani, CHI, alla fine, siano i visitatori di una fiera come il Cibus. Verrebbe da rispondere: “Mo operatori no!” (con profondo accento emiliano)

Domanda legittima, sia perche’ ci sognamo i cartellini identificativi che ti danno in certe fiere, sia perche’ il piu’ delle persone gironzola per gli stand con le mani in tasca o dietro la schiena, guardando le bancarelle come se fosse un giro ad una sagra di paese.

Ma da domanda sorge altra domanda, anzi due:

1- Qual’e’ la percentuale dei “veri” operatori, di quelli che usano la fiera come luogo per conoscere non solo il prodotto, ma il produttore, guardarlo in faccia, chiedere prezzi, discutere sugli stessi, parlare di strategie comuni (magari piazzare un ordine) ecc…. lavorare insomma.

2- Perche’ il cibo&vino e’ l’unico settore in cui approdano tutti “gli imprenditori illuminati”?
Puoi avere fatto il calciatore, fatto profumi,costruito macchine da cucire, calzini, venduto elettrodomestici ma prima o poi tutti ci capitano … tutti vogliono applicare il riuscito modello di business paro paro al cibo&vino…. non so, c’e’ qualcosa che non mi quadra…

——– English version
Re-post: Reflection on Cibus 2008
Because of an Acetaia never so visited and frequented, this year my Cibus has been partial: usually I stayed ‘till lunch time and then left.

Or better, let’s say it has been more “focused”. I even accepted the possibility to miss out on that lucky chance that can come from one minute to the next, for example, of an unexpected contract with the greatestworldwideimporter. 🙂

Nonetheless, I still feel free to make a few comments.

Firstly, from the product point of view, I didn’t see a whole lot of news (and this is a positive sign) Where when speaking of news, I intend all those things that you would never imagine as being edible (like this salami for example).

In my sector, some “news” (?) acetaia’s or fusions amongst pre-existing acetifici. More new packagings for balsamic vinegars, like augmenting creamy densities of vinegar sauces more generally.

In the main, considering visitors, I’d like to underline this general trend which you can read below (point 2 of this post) having to do with the 2006 Merano Wine Festival.

Some American clients asked me, WHO, at the end are the visitors of a show like Cibus. I would want to answer in our most genuine dialect: “Not business men!”.

A rightful question because we dream of those id tags we get in some shows, and also because most of the people we see walk around stands with their hands in their pockets or behind their backs, looking as if they’re out on a Sunday morning at a local market.
But from one question another question comes up or better two:

1. What is the percentage of “real” business men, the one’s that use the show to meet and come to know not only the product, but also who produces it, look him in the face, ask for costs, discuss the prices, talk of common strategies (maybe order) etc…..WORK.
2. Why is food and wine the only area in which all “enlightened business men” go/fall into?
You could have been a soccer player, perfume maker, sawing machine maker, sock maker, sold household appliances but sooner or later this is where you’ll fall…..everybody wants to apply their model of business to food and wine…..I don’t know but there’s something about this that smells funny….

Riflettendo sul FoodCamp

Scritto 11 anni fa

Era la prima volta che partecipavo ad un BarCamp, e ho scoperto un mondo parallelo.
In questo mondo parallelo un po’ c’ero gia’ dentro inconsapevolmente per l’uso smodato della rete, ma non tanto dentro da arrivare alla Rete che usa smodatamente me 🙂 anche se a questo punto un dubbio mi sorge … 🙂

Le riflessioni di chi, di barcamp, ne ha gia’ passati un po’, sono gia’ oltre alle mie di natura prettamente “iniziatiche”.

In generale penso che la formula sia geniale: il fatto ad esempio che un wiki abbia il potere di concretizzarsi in un incontro reale, soprattutto se la finalita’ non e’ -solo- la magnaccia in compagnia ma anche e soprattutto quel taglio para-seminariale/costruttivo/collaborativo/esplorativo su un argomento specifico.

In sostanza, a parte gli interventi “personali” che parlano di esperienze gia’ in essere, e che possono fungere da veri i propri case-history (ad esempio Fattoria italiana, Parco dei Buoi, Ewsp, San Lorenzo, Acetaia San Giacomo), penso sia interessante come l’analisi della questione “Food” in rete offertaci da
– Gianna (di TrashFood) con questa sua presentazione
Vittorio Pasteris che partendo dalla crisi dei critici cinematografici, metaforicamente si riferiva a quelli “enogastronomici” soprattutto online
Giovy, con la sua presentazione vino 4.0 con una panoramica degli eno-siti/blog presenti in rete (e ci ha lasciato a mezz’aria con una novita’ in questo campo, che a quanto pare lo coinvolge molto da vicino)
dicevo, l’analisi della questione Food e web ha dato spunti interessanti che potrei riassumere cosi’ (sintesi che pregherei modificare/ampliare)

– manacanza di siti di riferimento per l’e-commerce di cibo (una volta lo era Esperya)

– praticamente idem per il vino ma per quest’ultimo, in piu’, nessuna piattaforma in stile 2.0 veramente attiva

– tanta quantita’ ma poca qualita’ da parte dei c.d. “appassionati del gusto” online, laddove si debba giudicare un ristorante, un prodotto, un vino. Personalmente trovo tali giudizi il piu’ delle volte approssimativi, indice della superficialita’ utilizzata nel trattare gli argomenti del cibo e del vino alla stregua del calcio ove “tutti sono allenatori”.

– constatazione che il prodotto “tipico di qualita’” faccia fatica a seguire le stesse dinamiche di altri bene “fungibili” (libri, cd, tech ecc…). Le loro peculiarita’ rendono doverosa una formula diversa, piu’ specializzata, e non condivisa con altri prodotti extrafood

– … (verranno in mente)

L’appuntamento per il prossimo FoodCamp per proseguire nei discorsi avviati e’ a settembre a Riva del Garda, in occasione del BlogFest.

Un grazie di cuore a Franceso Travaglini e a tutta l’amministrazione comunale di San Martino in Pensilis con particolare riguardo al mitico Costantino (detto anche “quello bello” in contrapposizione a quello di Maria de Filippi) per l’ospitalita’ e la perfetta organizzazione.

————– English version

Reflecting on FoodCamp

It was the first time that I took part in a BarCamp, and I discovered a new world. A world I somewhat knew considering my exaggerated use of the www, but not enough to reach that net, that uses me…although at this stage I’m starting to have some doubts….

The reflections of those like me, are already past simply initial but aren’t at the same level of those who have great experience.

More generally I think that the format is brilliant: the fact for example that a wiki has the power to become concrete/practical in a real life meeting, having a goal and by goal I don’t only mean eating and drinking in company but also constructive, lesson-like, cooperative, analytical, hypothetical cut on a specific argument..

Basically, other than the participants that spoke of their personal experience already in existence, which we can view as case-history (for ex Fattoria italiana, Parco dei Buoi, Ewsp, San Lorenzo, Acetaia San Giacomo), I find it interesting that we analysed the matter “Food” online, and in particular the speakers:
Gianna (of TrashFood) with with her presentation
Vittorio Pasteris that started off by of the crisis in movie critics but was metaphorically speaking of travelfood critics and especially those on-line.
Giovy, with his presentation wine 4.0, and an outlook on all wine-sites and blogs present on the net (and he left us in the middle of something we’d never heard of in this field, that apparently involves him very closely).
As I was saying, this analysis on food and web gave us some interesting “food for thought” that I will try to sum up like this ( please modify or extend if necessary)

– lack of reference web sites for food e-commerce (there once was Esperya)

– same thing for wine, although here we don’t even have a 2.0 style truly active platform.
– all this quantity, but scarce quality on behalf of c.d. ( taste experts and lovers) on-line when a restaurant, product or wine needs to be judged. Personally I find many of these evaluations, mostly approximate a mere indication of how superficial critique on food and wine can be and of how everyone seems to know everything and ois ready to teach.
– we realised that the “typical, quality product” has a harder road to travel and follow the same processes which other goods have (books, cd’s hi-tech etc). The pecularities give these products the right to a different more specific process which can’t be shared with other non-food products.

– … (they will come up )

The next FoodCamp programmed to continue some of the never-ended discussions, is in September, Riva del Garda, during the BlogFest

A thank you from the heart goes to, Franceso Travaglini and the municipality of San Martino in Pensilis with particular attention to Costantino for his hospitality and perfect organisation.

La sera dello Chenin

Scritto 11 anni fa


Giovedi’ sera, a San Martino Buon Albergo, presso la fantastica Tenuta Musella, Sandro ha tenuto una serata monografica sullo Chenin Blanc e il suo territorio, la Loira (anche e soprattutto il Fiume).

Abbiamo assaggiato 6 vini. Tutti del 2005. Devo dire non “facili”, anzi, fuori dai soliti schemi e espressioni alle quali hanno piegato i bianchi ultimamente.

Su 6, 4 erano bio e 2 biodinamici. Pochissima solforosa per cui viaggio di ritorno e “day after” in perfetta sintonia con l’universo 🙂

In mezzo c’era anche la mitica Coulee de Serrant (del bio-arguto Joly), che assaggiai a Roma durante il suo seminario, piu’ o meno 4 anni fa, in una versione vecchia di almeno 15 anni, e che mi impressiono’ molto ma molto di piu’ dell’altro giorno (forse anche perche’ era “giovane” ).

Un grande Sandro, sempre sul pezzo e sempre piu’ incazzato visto le recenti risultanze elettorali 🙂

Ma nel 6° si sentiva anche il Coriandolo? O ero gia’ cotto? 🙂

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An evening for Chenin

Thursday evening, in San Martino Buon Albergo, inside the Tenuta Musella, Sandro gave a single topic course on Chenin Blanc and its territory, the Loire (and especially its Fiume).
We tasted 6 wines, all 2005’s. I must say not “simple” better they were completely original and not in the usual Abbiamo assaggiato 6 vini. Tutti del 2005. Devo dire non “facili”, anzi, fuori dai soliti schemi e espressioni alle quali hanno piegato i bianchi ultimamente.

Out of 6, 4 were organic and 2 biodynamic. Not very sulfurous so that my trip back and the “day after” was in perfect harmony with the world.

Amongst them Joly’s famous Coulee de Serrant which I had already tasted in Rome four years ago in a 15 year old version, which impressed me more than the other day (maybe because it was “younger”).

Sandro is great, always careful and even madder than usual because of the electoral results.
In the sixth, did you taste the coriander? Or was I already gone? 🙂

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